·

Cultura e Società

Ludopatia: dati allarmanti in Calabria

Armido Cario · 6 anni fa

La crisi e i suoi effetti: alla Calabria il triste primato del gioco d’azzardo tra i giovani Effetti collaterali. La storia insegna che quando si passa congiunturalmente da un’epoca all’altra si incorre sempre in cause-effetto direttamente intelligibili, ma anche in numerose e concomitanti conseguenze indirette, non immediatamente riconducibili al cambiamento storico ma comunque influenzate da esso.

E questo può accadere sia in senso positivo, quando da una particolare opportunità di rinnovamento per un Paese si dipanano “a pioggia” tutta una serie di ulteriori situazioni favorevoli, sia, purtroppo, in senso negativo, quando da un periodo di crisi generale si sviluppano, a latere, scenari particolari e allarmanti. Alla luce di questo non c’è dunque granché da stupirsi quando si legge che da un rapporto dell’Espad-Italia 2012 (European School Survey on Alcohol and other Drugs) si è riscontrato come la Calabria vanti purtroppo il triste primato per ciò che riguarda la pratica del gioco d’azzardo tra i giovani. Nello specifico l’indagine statistica, svolta su un campione di 45 mila studenti sparsi in tutta la penisola, ha evidenziato come il 45% degli intervistati abbia ammesso di aver puntato denaro sui vari Gratta e Vinci, Superenalotto, scommesse sportive, slot machine e altro. Percentuale che aumenta sensibilmente quando si prende in considerazione il solo Sud Italia (52%), e che raggiunge il picco massimo proprio nella nostra regione, con un ben poco edificante 54%. Stringendo ancora di più il campo sulla nostra città, Lamezia Terme, da ulteriori indagini si scopre come i giovani lametini, dagli adolescenti agli ultratrentenni, siano purtroppo in linea con gli standard nazionali per ciò che riguarda il gioco d’azzardo, soprattutto on line: il 35% degli intervistati ammette di avere un problema in questo senso, quasi il 7% confessa di giocare d’azzardo con regolarità. Numeri allarmanti, soprattutto se si considera che in questo tipo di studi non si può tener conto della parte “sommersa”, ovvero di tutte quelle altre persone che non hanno la voglia, o il coraggio, di confessare questo tipo di debolezze.

I dati comunque, al di là della valenza statistica, sono “dati di fatto”: in Italia, al Sud in maniera particolare, la crisi economica, la disoccupazione e la conseguente mancanza di fiducia nel futuro certificano un quadro nazionale in cui i cittadini, i giovani soprattutto, sono costretti a ripiegare le proprie speranze in falsi idoli che diano loro un minimo di slancio per sperare in un domani migliore. E cos’altro è il gioco d’azzardo se non proprio questo? una scorciatoia, emozionale prima ancora che economica, in cui cullarsi ludicamente qualche ora per dimenticare la realtà, dura, che aspetta fuori. Giocare per sognare ricchezze, per esaudire i propri desideri, per “vincere” il proprio futuro, anziché cercare di costruirselo attraverso un percorso di vita professionale e familiare il più possibile virtuoso. E proprio su questo punto sarebbe il caso di riflettere profondamente: cosa, e quanto, stanno perdendo davvero i giovani oggi? Al di là della perdita materiale, primo dramma conseguente al gioco d’azzardo che spesso manda in rovina intere famiglie, il periodo storico che stiamo vivendo sta evidenziando, prima di tutto, una perdita di valori forti, sia sociali che religiosi: l’urgenza di affrontare un’epoca storica così delicata attraverso il ludibrio immediato ed evanescente del gioco (ma lo stesso discorso vale per l’abuso di alcol e droghe), non può semplicisticamente motivarsi solo attraverso la depressione economica o la mancanza di occupazione. Non è la prima volta che la storia ha messo a dura prova l’integrità e la fiducia delle persone in tutto il mondo, spesso attraverso scenari molto più complicati e drammatici di quello che si sta vivendo nella postmodernità globale. Eppure, seppur con meno risorse rispetto a quelle attuali, le generazioni passate hanno sempre saputo superare le difficoltà grazie al vero caposaldo fondamentale ed eterno: la fede, un sentimento che trasversalmente ha portato l’uomo a credere in Dio, nella bontà degli uomini, e a sperare che in ogni caso, prima o poi, al di là di tutto, le cose dovevano andare bene. I giovani di oggi hanno tutto, si dice, ma forse non hanno più niente, perché hanno conquistato un immenso patrimonio di conoscenze, ma allo stesso tempo hanno perso la consapevolezza fondamentale della vita, quella che determina l’autocoscienza di se stessi e fa vedere la realtà da una prospettiva diversa e omnicomprensiva. Ancor prima di analizzare e affrontare i problemi che stanno fuori dalla persona, quelli contestuali, urge un lavoro su se stessi di profonda interiorizzazione, prendendo coscienza che l’uomo non potrà mai determinare nulla da solo e senza quei riferimenti fondamentali, sociali, religiosi e morali, che stanno alla base della vita umana. Se si deve “puntare” proprio su qualcosa, sarebbe il caso di farlo su questo.