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Parrocchie news

Conclusa a Lamezia ovest la festa della Madonna del Carmine, la prima senza don Pasquale Luzzo, assente per motivi di salute

Antonio Cataudo · 6 anni fa

“Abbiamo camminato in processione con la nostra Madre, e il popolo di Dio ha avuto la possibilità di incontrare Gesù per mezzo di Maria”. Così dal palco di piazza Garibaldi in Lamezia ovest don Carlo Cittadino, co-parroco della chiesa del Carmine, poco dopo le 21 di ieri, martedì 16 luglio, ha iniziato la sua riflessione, a conclusione della processione in onore di Maria SS del monte Carmelo, meglio nota come la Madonna del Carmine. “Sono stato 16 anni a Curinga –ha aggiunto don Carlo-, e ho assistito 16 anni alla festa del Carmine, con tanta gente alla processione, come qui a Sambiase. La devozione alla Madonna è la devozione più bella che noi abbiamo nella Chiesa cattolica, perché ci rivolgiamo a Lei come Madre e a Lei chiamiamo nei momenti di bisogno”. Nella sua riflessione, don Carlo Cittadino si è soffermato sui drammi che attanagliano la nostra società: la disoccupazione, la crisi economica che non dà tregua, “le tante famiglie che stanno vivendo momenti di seria difficoltà nella nostra città”, invocando poi la Madonna: “O Vergine Maria, a Te affidiamo questa meravigliosa comunità; a Te affidiamo le famiglie, specie quelle in difficoltà; a Te affidiamo tutti gli ammalati”.

E qui, don Carlo un pensiero particolare lo ha rivolto “a colui che per 44 anni ha vissuto e ha celebrato questa festa, don Pasquale Luzzo (un lungo applauso si è levato dalla folla di fedeli), che in questa comunità ha vissuto ed ha amministrato il suo servizio sacerdotale. Lui questa sera (nda, ieri, 16 luglio) qui è presente con il cuore e con la mente, anche se non fisicamente, in quanto impossibilitato per motivi di salute. Ci stringiamo attorno a Maria perché gli stia vicino, confortandolo e benedicendolo. A lui va tutto il nostro affetto di parrocchiani e dell’intera comunità sambiasina”. Altro applauso dei fedeli. “Per me questo è stato il primo anno che ho vissuto con voi questa festa –ha proseguito don Carlo Cittadino-. Questa comunità di Cafaldo mi ha dimostrato accoglienza, amicizia e grande collaborazione… Quando rientrerete a casa, portate i miei saluti a tutti i vostri figli e alle persone ammalate che non sono potute essere con noi durante la festa. E come dice Papa Francesco, buonasera e buona festa”.

Dopo che la statua, salutata da una poderosa batteria pirotecnica e sempre accompagnata dalle note della banda musicale del M° Minieri, ha fatto rientro in chiesa (erano le 21:30), don Carlo Cittadino ha fatto un’ultima raccomandazione, quella di non toccare i fiori fino a quando la statua non veniva ricollocata al suo posto (cosa che è avvenuta alle 22:30), e ancora di “prendere i fiori per portarli alle persone ammalate, perché i fiori benedetti a conclusione di una processione, sono ben accetti da chi vive nella sofferenza”.

La processione aveva preso il via alle 19:15, aperta dallo stendardo del Carmine e da quello di Maria Rifugio delle Anime. Poi la statua della Madonna del Carmine, con ai lati due carabinieri della locale Stazione CC, guidata dal luogotenente Mimmo Medici e con gli agenti della Polizia ittico-venatoria-ambientale. Quindi, la banda musicale diretta dal M° Enzo Minieri e, dietro, il popolo di Dio. Prezioso il contributo offerto dagli scout per l’ordine della processione, che si è snodata per un primo tratto nella zona circostante il sacro tempio di Cafaldo, con la statua che è stata accolta ovunque, al suo passaggio, con i più bei damaschi, che scendevano dai balconi delle abitazioni. Poi la processione ha attraversato la “Miraglia”, scendendo per la chiesa dell’Addolorata (qui incensata da padre vincenzo Arzente), per raggiungere corso Vittorio Emanuele, passando davanti alla Matrice, spalancata e con tutte le luci accese (come del resto si fa in tutte le chiese al passaggio di una immagine sacra); e poi, davanti alla chiesa di S. Francesco di Paola, con la statua mariana accolta nel sacro tempio per l’incensazione da parte di padre Aldo Imbrogno, dell’Ordine dei Minimi: questo momento tradizionale della <> della Madonna del Carmine nella chiesa di S. Francesco ricambia quanto accade ogni 2 giugno, durante la processione del Santo Paolano (quest’anno anticipata di una settimana per la coincidenza del 2 giugno con il Corpus Domini), quando la statua del Taumaturgo calabrese entra per pochi minuti nella chiesa del Carmine. La processione, quindi, è ripresa scendendo per piazza Diaz, via delle Terme e un tratto della “Stradella”, dove la statua è stata collocata –come avviene ormai da tanti anni- sulla berlina appositamente addobbata e attrezzata per devozione dal giovane Francesco Liparota. E con lo stesso Liparota alla guida dell’utilitaria, la processione è proseguita percorrendo le ultime, prima di passare da piazza Fiorentino e salire fino alla chiesa del Carmine.

Una processione, alla quale hanno partecipato numerosi emigrati, come dall’Australia la signora Iannazzo, e ancora il signor Francesco Raso e dall’Argentina la signora Ana Maria Bongiovanni. Emigrati, che hanno fatto ritorno nella propria terra, tra i propri parenti, contenti di seguire i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine, immortalando con macchinette e videocamere la processione con la statua della Madonna. In alcuni di questi emigrati, in special modo da quelli di Melbourne, è ancora vivo il ricordo del 2010, quando don Pasquale Luzzo si è recato oltre oceano, chiamato in quella terra dagli emigrati che si apprestavano ad iniziare la festa in onore alla Vergine, proprio con la statua della Madonna del Carmine, fatta realizzare simile a quella che si venera nella chiesa di Cafaldo in Lamezia ovest; e loro hanno voluto la presenza di don Pasquale per benedire il simulacro. Alla festa del 16 luglio 2011, poi, a Sambiase fu presente una delegazione proveniente da Melbourne (Australia). E in quella occasione don Pasquale Luzzo ricordò dal palco di piazza Garibaldi l’accoglienza riservatagli in Australia l’anno prima, parlando di “grande onore che loro mi hanno attribuito, che non era solo rivolto alla mia persona, ma attraverso la mia persona, ad amici, familiari e alla nostra cara terra, da cui essi sono partiti per trovare fortuna e vivere una vita più serena; e dove, vi assicuro, almeno i nostri paesani portano con dignità il nome delle loro origini, per i valori che hanno saputo conservare ed esprimere: lavoro, accoglienza, religiosità, ospitalità…, che esprimono con sensibilità e modi che non immaginavo”.

Ma la giornata della festa di ieri, 16 luglio, era iniziata di buon mattino, con la Messa mattutina già affollata di fedeli. Poi, alle 10 la Messa presieduta dal Vescovo di Lamezia, S. E. mons. Luigi Antonio Cantafora, che all’omelia, parafrasando il Salmo 15 (14) , ha voluto rimarcare come nella tradizione, la festa del 16 luglio è dedicata alla Madonna del monte Carmelo (“Il monte Carmelo, al tempo delle Crociate –si riporta da una nota di Mons. Giuseppe Greco sul periodico del 14 luglio 2013-, divenne centro di vita eremitica. Da questo monte, che dista soltanto 30 chilometri da Nazareth, i carmelitani promossero la devozione alla Madonna. E’il monte dove il profeta Isaia difese l’integrità della fede e dove intravide una nuvoletta bianca, foriera di pioggia in tempo di persistente siccità: simbolo della grazia, donata da Dio, che trova il luogo emblematico in Maria . Lo stesso nome del Carmelo, dall’ebraico , significa : e diventa simbolo di Maria, che è il giardino delle delizie di Dio, luogo dove Dio si unisce intimamente alla natura umana nel mistero dell’Incarnazione”).

E mons. Cantafora nel prosieguo dell’omelia, ha ricordato che “i primi monaci si recarono su quel monte per andare alla ricerca di Dio… E mentre la siccità imperversava –ha evidenziato il Vescovo di Lamezia, ecco una nuvoletta. Nella nuvoletta si è intravista la figura della Madre di Dio. E la festa odierna è un invito ad andare al Figlio attraverso la Madre”.

Mons. Cantafora non ha mancato di rivolgere un pensiero a don Pasquale Luzzo, le cui precarie condizioni di salute non gli hanno consentito di essere presente quest’anno alla festa e nel corso del novenario. Ed è la prima volta dopo 43 anni. “Il nostro pensiero va a don Pasquale Luzzo, parroco di questa chiesa e vicario generale della diocesi lametina, perchè –ha detto ancora il Vescovo di Lamezia- possa vivere questa prova della salute accompagnato dalla tenerezza della Madre di Dio e della nostra incessante preghiera”, facendo riferimento poi alla frase di Sant’Agostino .

All’offertorio, tra i doni, è stato portato un mazzo di rose, che la comunità ha voluto che il vescovo portasse a don Pasquale, come segno di affetto di tutta la parrocchia. Anche don Carlo Cittadino, tra i concelebranti alla Messa presieduta dal Vescovo, ha voluto pregare per don Pasquale.

A mezzogiorno c’è stata la Supplica alla Madonna e, subito dopo, gli statuari hanno compiuto il rito della discesa della statua dall'altare, per adagiarla sulla base per la processione serale. Un rito, quello della discesa della statua, velato da tanta commozione tra i numerosi presenti che vi hanno assistito, con la comparsa di qualche lacrima che solcava i volti dei fedeli, dispiaciuti per l’assenza di don Pasquale, che fino allo scorso anno è stato sempre presente a questo momento suggestivo ed emozionale.

La festa del Carmine è stata preceduta da un regolare novenario, con consegna nella serata di vigilia dello della Madonna del Carmelo. Qual è il suo significato? A spiegarlo è don Carlo Cittadino: “lo Scapolare della Madonna del Carmine rappresenta una speciale consacrazione alla Madonna sotto il titolo di Nostra Signora del Monte Carmelo. Lo scapolare è un indumento indossato dai religiosi sulle spalle (scapola). Coloro che indossano lo Scapolare della Madonna del Carmelo praticano una speciale devozione a Maria per la loro salvezza. La Madonna infatti ha promesso: <>. Questo non deve essere inteso come superstizione o magia, ma alla luce della dottrina cattolica come una perseveranza nella fede, nella speranza e nell'amore, che sono necessari per la salvezza. Lo scapolare è un potente promemoria di tale obbligo cristiano e della promessa di Maria di aiutare quanti sono consacrati a Lei nell'ottenere la grazia della perseveranza finale”.

Infine, per completezza di informazione, c’è da dire che la festa della Madonna del Carmine ha avuto anche una parte civile, snodatasi nel corso del novenario, con la finale del Torneo di calcetto, memorial Enzo Cuda; “Cafaldo sport”; i giochi popolari; il teatro con la compagnia “Giovanni Vercillo”; la musica con i “Kantharos” di Ciccio Ruberto e l’ospite Ciccio Nucera. Il tutto condito da tre serate con degustazione di ottimi panini a prezzi popolari, organizzati dallo staff parrocchiale.