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L’Inno alla gioia di Ratzinger

Antonio Cataudo · 6 anni fa

“Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano!” Sono le parole semplici e commuoventi di un Papa, il teologo, nel suo ultimo discorso alla Chiesa, regalatoci nell’udienza di ieri. e come solo un poeta e un musicista sanno fare, Benedetto XVI ha composto ieri un Inno alla Gioia tutto suo! è gioia, la parola che è più risuonata in quell’udienza tante volte interrotta dagli applausi dei fedeli, come la prima omelia di quel 24 aprile 2005. E come accade nella migliore sinfonia le parole, i suoni, le pause sono in un crescendo sempre più sorprendente, per poi lasciare un tocco di nostalgia; perché l’opera è già terminata e a tutti è sembrata troppo veloce. Il testo dell’ultima udienza si legge tutto ad un fiato. Dentro ogni parola si sente la fede e la vita di un uomo che crede e serve Dio. Quali sono i motivi della gioia del Papa?

Di cosa ha gioito il Papa, mentre tanti erano pronti a rattristarsi per lui e la Chiesa? “Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi!”. La fede che ha voluto confermarci in questi otto anni di pontificato, non ha mai fatto mancare questa certezza, la Chiesa è viva, perché Dio è vivo.

Come un musicista, Benedetto XVI introduce uno a uno i motivi del suo inno e li fa suonare insieme come nella migliore sinfonia di Mozart. E l’allegro di questo discorso è la fiducia che “il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia”. A dirlo è il Papa che ha dovuto fronteggiare accuse, lotte anche intestine e scandali. Lui stesso lo dice: “E’stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili”. Siamo nel lento di questa sinfonia, in cui l’unica nota che non manca, è la gioia, la luce. E il Papa sa di poter gioire pienamente, perché fin quando ci sarà una comunità che ascolta il Vangelo e lo vive, il frutto non mancherà mai. Ancora il Papa teologo, che ha parlato ed è stato ascoltato con ammirazione nei luoghi più diversi di questo mondo (dal parlamento tedesco a quello inglese per citarne qualcuno) con la semplicità di chi sa cogliere la piccola via dei santi, dice al mondo intero: “Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano”. E se ogni sinfonia ha un minuetto o uno “scherzo” come vorrebbe Beethoven, nel discorso del Papa, lo troviamo proprio qui, in queste parole! e il teologo Ratzinger sembra proprio scherzare con tutti noi, perché non fa altro che ricordare una delle prime preghiere che un bambino impara al catechismo: “Ti adoro mio Dio e ti ringrazio perché mi hai fatto cristiano”.

Se il Papa ha gioito di tutti questi motivi, ogni cristiano sa di essere confermato nella gioia vera e profonda di un “umile operaio nella vigna del Signore” che ha insegnato a tutti noi “che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita”.

Eccoci giunti alla fine di quest’Inno alla gioia o meglio un Inno di gioia al Signore della gioia vera. “Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!”

Con questo grazie il Papa ha salutato, ma la sua gioia è anche la nostra!