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La parola del Vescovo

Adoriamo il Signore dentro ognuno di noi!

Giuseppe Schillaci, Vescovo · 15 giorni fa

Terza domenica di Quaresima, l'omelia pronunciata dal vescovo, Giuseppe Schillaci, durante la celebrazione della Messa officiata nel Santuario di Sant'Antonio in diretta televisiva ed in streaming

Idealmente ci colleghiamo a domenica scorsa quando siamo stati invitati ad ascoltare il Signore. Ed anche quest’oggi vogliamo fare questo: Ascoltare la Parola di Dio, nutrirci di questa Parola e lasciarci condurre, lasciarci guidare. Lasciamoci guidare da quello che abbiamo ascoltato, per esempio, nella seconda lettura quando Paolo dice: “A stento qualcuno e’ disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona? Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che mentre eravamo ancora peccatori Cristo e’ morto per noi”.
Ecco, contempliamo questo amore. Questo amore gratuito, questo amore smisurato, questo amore che prende l’iniziativa, e Paolo lo sottolinea: e’ un amore che va oltre quello che noi possiamo pensare ed immaginare. Un amore che dice come Dio ama. E’ un Dio che si mette alla ricerca dell’Uomo. Mi viene in mente un’espressione delle “dies irae” attribuito a Tommaso da Celano. Un’espressione molto bella che e’ riportata in questo inno che e’ stato anche musicato: “quaerens me, sedisti lassus” (cercandomi, ti sedesti stanco). Questa bellissima espressione ci indica, in modo particolare, quello che fa Gesu’ in questo venire incontro, in questo cercare: per venirmi a cercare ti sei seduto stanco. E’ un Dio che noi contempliamo in Gesu’ Cristo, appassionato dell’Uomo che non smette mai di sperare dell’Uomo e nell’Uomo. Le abbiamo sentite queste espressioni: Gesu’ affaticato per il viaggio si siede, stanco; affaticato per il viaggio sedeva presso il pozzo. Ecco, proprio questa espressione ha ispirato anche un sacerdote, bella figura del nostro clero italiano, don Primo Mazzolari che, contemplando questa immagine di Gesu’ seduto, stanco, presso il pozzo, dice: “Son geloso di te, muretto del pozzo di Sichar , facendo riposare il Signore mi insegni che, per fare il bene, ci vuole poco. Basta sorreggere la stanchezza che cerca, la stanchezza che attende, la stanchezza che ama. E di stanchezza sono piene oggi tutte le nostre strade”.
Carissimi fratelli e sorelle, in queste espressioni non posso non vedere la stanchezza di tante persone, di tanti medici, di tanti operatori sanitari, di tanti volontari. In queste ore, in questi momenti, non possiamo non sentirci uniti a tutte queste persone. Ma contempliamola la stanchezza, la stanchezza del Signore, del Signore Gesu’ che giunge per primo. Ecco e’ quella stanchezza che dice cosa Gli sta a cuore; quella stanchezza che cerca; quella stanchezza che attende; quella stanchezza che ama, che si preoccupa. Gesu’ giunge per prima per questo. E contempliamo allora questa precedenza, come dice papa Francesco nella “evangelii gaudium” che e’ un coinvolgimento pieno, come Dio si coinvolge in Gesu’ Cristo cosi’ anche noi dobbiamo coinvolgerci. Cosi’ anche come Gesu’ seduto al pozzo che cerca, che attende, che ama. Ecco, questo amore dobbiamo contemplare. Un amore che precede, ama per primo, si ama per primo cosi’ come ci diceva Paolo poco fa: “Siamo stati amati mentre eravamo ancora peccatori”. Non siamo stati noi, ma e’ Dio che ci ha amati per primo. Allora, contempliamo proprio questo amore che precede ed ama cosi’, gratuitamente, generosamente. Ed in Gesu’ contempliamo questo venire incontro di Dio, come Dio viene incontro. Ed in Gesu’ contempliamo anche un modo particolare di incontrare. Lo abbiamo sentito anche qui nel Vangelo. Abbiamo sentito la grandezza e la bellezza di questo brano che avrebbe bisogno di tanto tempo, ma non abbiamo, purtroppo, tanto tempo per fermarci ma alcune cose si possono dire. Gesu’ incontra una donna samaritana. Due motivi: donna e samaritana che, almeno per la concezione del tempo, costituiscono due barriere, due ostacoli. Abbiamo sentito che i discepoli si meravigliarono che parlasse con una donna.
Carissimi fratelli e sorelle, Gesu’ e’ venuto ad abbattere questo muro di separazione, questo muro di divisione. Attenzione perche’ potrebbe capitare anche oggi in questa situazione difficile: potrebbe capitare di creare muri di separazione, muri di divisione. E’ vero che in questo momento dobbiamo stare distanti. In questo momento storico che, speriamo sia momentaneo, per rispetto soprattutto dei piu’ deboli, dei piu’ fragili, dobbiamo stare a distanza e, quindi, per attenzione, per preoccupazione nei confronti dell’altro facciamo tutto questo. Lo facciamo tutto questo, pero’, con l’attenzione, domani, di avvicinarci sempre di piu’ per essere sempre piu’ comunita’, per essere sempre piu’ solidali, per essere sempre piu’ fratelli, per essere sempre piu’ umani. Ed in questo senso guardiamo al Signore Gesu’, cioe’ guardiamo al suo modo di incontrare, come Egli incontra. Ecco, in questa bellissima pagina evangelica contempliamo la sua delicatezza. Come, cioe’, Gesu’ dialoga con l’altro: con una donna che e’ samaritana. Non e’ il solo esempio nei Vangeli. Qui, in questo brano, viene notato come tra samaritani e giudei non c’erano rapporti: i samaritani erano considerati degli eretici come il Buon Samaritano con il quale Gesu’ si identifica. Ecco, Gesu’ ci da’ l’esempio: Egli non si lascia condizionare dai pregiudizi; sa incontrare; sa dialogare. Gesu’ e la nostra riconciliazione, Gesu’ e’ la nostra pace. Lui e’ venuto ad abbattere questi muri di separazione. E’ a Lui che dobbiamo guardare, nella sua capacita’ di sapere incontrare, di sapere dialogare. Impariamo da Lui come bisogna sapere incontrare, come bisogna sapere dialogare. Lui dialoga con questa donna e lascia venir fuori da questa donna il meglio. Gesu’ mette questa donna nelle condizioni di svelarsi, di mostrarsi nella sua verita’. Percio’ la donna dice: hai detto il vero. Lo riconosce come un profeta: Sei tu un Profeta. Gesu’ con questa modalita’ di incontro di dialogo riconsegna questa donna a se stessa, le rida’ dignita’. Ecco, Gesu’ e’ veramente colui che da dignita’ all’uomo. E, quindi, ridandole dignita’, questa donna puo’ abbandonare quell’anfora con cui era venuta ad attingere quell’acqua e con la quale prestava un servizio. Adesso, ricca di quell’acqua, di quell’acqua viva: “dammi di questa acqua perche’ non venga piu’”. Il Signore la istruisce, la educa piano piano. Le fa capire che c’e’ qualcosa di piu’ e questa donna riceve il dono della Fede, il dono dello Spirito Santo, riceve il Signore. E, ricca di questa acqua, ricca del Signore – si e’ lasciata incontrare – puo’ veramente andare incontro agli altri, puo’ diventare la prima missionaria presso i suoi compaesani. “Venite a vedere un uomo che mi ha detto quello che ho fatto”. Venite a vedere colui che svela l’uomo all’uomo che riconsegna l’uomo alla propria verita’, alla propria dignita’. Venite a vedere colui che svela il senso profondo della vita. E’ cosi’ che diventa la prima missionaria: Venite ad ascoltare un uomo che ha parole di vita eterna. Sono io che parlo con te.
Se si ascolta il Signore, allora zampilla nella nostra vita un’acqua viva, quell’acqua viva che raggiunge tutti. Andate ed annunciate a tutti: e’ cosi’ che il Signore manda i suoi discepoli a proclamare, ad annunciare il Regno di Dio. Un Dio che e’ totalmente altro e che pero’ e’ pienamente dentro ogni situazione, ogni realta’, nella vita.
Un’altra ultima annotazione vorrei fare di questo brano evangelico cosi’ ricco, cosi’ denso. La samaritana, ad un certo punto, nel dialogo, chiede, dopo averlo riconosciuto come profeta, dove adorare. Ebbene, carissimi fratelli e sorelle non c’e’ domanda piu’ attuale di questa in questo momento storico che stiamo vivendo. Dove adorare? Non abbiamo la possibilita’ di partecipare all’Eucaristia ed allora ci chiediamo, veramente, dove adorare. Gesu’ lo dice: “Ne’ su questo monte ne’ a Gerusalemme, ma adorare in spirito e verita’”. Adorare dentro. In questo momento siamo chiamati ad adorare dentro le nostre case, dentro ciascuno. Adoriamo nelle nostre case, adoriamo nelle nostre famiglie, adoriamo nella piccola Chiesa domestica, nella Ecclesiola come la chiamava san Giovanni Paolo II. Li’ siamo chiamati adesso ad adorare e lo possiamo fare in forza del nostro battesimo. Esercitiamo nelle nostre case il sacerdozio battesimale. Questo lo dico ai genitori, alle mamme, ai papa’, ai nonni: benediciamo i nostri bambini, li’, nelle nostre case, preghiamo con loro e per loro. Ritagliamoci dei momenti di preghiera; possibilmente ritagliamo nelle nostre case un luogo una parte delle nostre case proprio per il silenzio, per l’ascolto. Un punto di luce; Apriamo la Parola di Dio e leggiamola, meditiamola insieme, nel silenzio, nell’attenzione possiamo sempre piu’ aprirci ad una parola differente, ad una parola diversa perche’ possiamo sapere incontrare veramente gli altri e possiamo prenderci cura concretamente degli altri. Adoriamo il Signore dentro ognuno di noi, perche’ dentro ognuno di noi, immagine e somiglianza di Dio, c’e’ li’ il Tempio, il monte dove adorare il Signore. Adoriamolo sempre, soprattutto in questo momento adoriamolo nelle persone che soffrono, nelle persone che sono in difficolta’, nelle persone piu’ fragili adoriamo il Signore in spirito e verita’.