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Cultura e Società

E' nella diversità dell’altro che si può trovare il compimento della propria vocazione

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Una delle frasi probabilmente più sentite è che l’uomo è un animale sociale, un essere nato non per la solitudine ma per stare con l’altro. Ed è nella diversità dell’altro che si può trovare il compimento della propria vocazione, poiché senza l’altro non c’è futuro. L’incontro è il fine ultimo, perché il futuro, il senso, la verità sono comunione con l’altro. Si nasce con lo scopo di incontrare formando e arricchendo la capacità di apertura alle molte presenze che possono rivelarsi nel cammino della vita. "La società non è felice perché non è fraterna – ha affermato monsignor Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone – ma noi non ci stancheremo di predicare l’amore del prossimo come basilare principio di una società veramente umana. La diversità è un valore da acquisire e trasmettere e questo può avvenire soltanto nella cultura del dialogo e dell’incontro". è questo il presupposto che da sempre accompagna il lavoro delle Diocesi calabresi. […] Nella diocesi di Lamezia Terme, la Caritas diocesana ha avviato già da qualche anno il progetto Le Querce di Mamre per rafforzare le azioni di welfare locale e offrire risposte concrete all’esclusione sociale, all’immigrazione e alla scarsità di servizi offerti alla persona. Obiettivo del progetto è mettere in rete i servizi offerti dai diversi attori presenti sul territorio nel contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale, garantendo accoglienza, responsabilizzazione e autonomia della persona. La struttura dispone di un dormitorio per migranti e persone senza fissa dimora, la cui capienza oscilla tra i 14 e i 22 posti letto oltre alle attività di animazione e segretariato sociale, un centro di aggregazione e di ascolto. Alle Querce di Mamre sono stati accolti centinaia di senza fissa dimora, di diversa nazionalità, così come donne in emergenza, sia italiane che straniere. Sempre a Lamezia rivolta a donne e madri in difficoltà, è nata Casa Shalom, frutto di un progetto voluto dalla parrocchia di San Giovanni Battista, realizzato col sostegno dei volontari vincenziani e della Caritas diocesana, come opera “segno” nello stile della gratuità. Sulla stessa linea il Centro culturale “Insieme” che ha come mission quella di favorire l’inclusione dei cittadini stranieri attraverso corsi di italiano, molto frequentati da uomini e donne. La Caritas lametina ha anche avviato un gemellaggio solidale con la Caritas di Atene per creare percorsi di formazione specifica. L’ufficio diocesano Migrantes della Diocesi di Lamezia, invece, svolge svariate attività come i corsi di alfabetizzazione di lingua italiana in collaborazione con l’Istituto “Tommaso Fusco”, promuove momenti di condivisione e preghiera per le comunità etniche cristiane presenti, assiste gli immigrati più poveri nelle pratiche quotidiane come l’accesso ai servizi pubblici e le visite in ospedale, ed organizza la Festa dei popoli,vissuta come una giornata all’insegna dell’incontro tra culture, dello scambio che diventa occasione di crescita e ricchezza per tutti, grazie alla collaborazione delle associazioni impegnate per l’accoglienza e l’integrazione degli stranieri presenti sul territorio e alle testimonianze degli immigrati che da diversi anni vivono sul territorio. Iniziative diverse quelle rilevate a livello diocesano che puntano non solo ad offrire servizi ma anche a trasmettere agli immigrati la consapevolezza di essere cittadini con diritti e doveri, che possono non solo ricevere ma anche dare tanto alla comunità contribuendo allo sviluppo e al miglioramento della Calabria. Spesso i migranti, dopo il primo periodo di arrivo in Italia, una volta raggiunto un equilibrio stabile non chiedono assistenzialismo, ma di poter ricostruire la loro vita ed essere soggetti attivi all’interno della comunità che li accoglie. […] A conclusione di questo percorso, citando le parole di monsignor Luigi Antonio Cantafora, vescovo di Lamezia Terme, comprendiamo che "il flusso dei migranti e la loro presenza in mezzo a noi sono un evento storico che chiede una presa di posizione […]. Accogliere significa chinarsi su chi ha bisogno, senza calcoli, ponendosi quasi in perdita. Ma per i cristiani, niente di più normale".