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Vita diocesana

A Chiara Piccolo Longo la "Rosa d'argento Frate Jacopa 2016"

Gigliotti Saveria Maria · 3 anni fa

Consegnata a Chiara Piccolo Longo la “Rosa d'argento Frate Iacopa 2016”, riconoscimento che la fraternità lametina dell'Ordine Francescano Secolare ha voluto offrire per il secondo anno a una donna della nostra terra che si è distinta per la sua testimonianza di fede, speranza e carità. Un segno che, nella sera del 3 ottobre, quando tutta la famiglia francescana nel mondo rievoca l'incontro del Padre San Francesco con “Sorella Morte”, ricorda la figura dell'unica donna presente al momento della morte di S. Francesco d'Assisi: Jacopa dei Settesoli. “Famosa per nobiltà e per santità nella città di Roma, aveva meritato il privilegio di uno speciale amore da parte del Santo”, come parla di lei Tommaso da Celano biografo di Francesco d'Assisi, Jacopa conobbe Francesco e i suoi frati durante la loro permanenza a Roma, dove li accolse nelle sue dimore con gentilezza e generosità. Una vita segnata dal Mistero della Croce e della sofferenza, l'impegno nel mondo dell'associazionismo cattolico con i Vincenziani e l'associazione “Maria Cristina di Savoia”, una disponibilità incondizionata ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti che ha servito con opere di misericordia corporali e spirituali, con una particolare inclinazione a cogliere la sofferenza degli altri anche quando non veniva espressa: questi i tratti della storia di Chiara Piccolo Longo, che ha ringraziato l'Ordine Francescano e la comunità dei Cappuccini per il riconoscimento, ricordando come siano stati i suoi nonni di Molochio, di cui Chiara è originaria, a ispirarle l'altruismo e la disponibilità verso chi si trova nel bisogno. E' stata ricordata inoltre la discrezione con cui Chiara ha messo in pratica il Vangelo della carità nella vita di ogni giorno, senza cercare visibilità o pretendere qualcosa in cambio. A Chiara è stata consegnata una rosa d'argento realizzata all'uncinetto da una sorella della fraternità secolare lametina. “Una figura, quella di Jacopa, che sottolinea il valore del laicato francescano e l'universalità del messaggio di Francesco d'Assisi che può essere seguito e messo in pratica non solo dai frati ma da tutte le donne e da tutti gli uomini, nel proprio stato e nei propri ambienti di vita”, ha sottolineato il guardiano del Convento di S. Antonio Padre Bruno Macrì spiegando il significato evangelico del riconoscimento che “mette in evidenza il valore della discrezione, di quella testimonianza quotidiana della fede e della carità fatta nel silenzio, senza cercare visibilità e riflettori. Quel bene che viene fatto a maggior gloria di Dio e per l'edificazione dei fratelli”. I colloqui tra Iacopa e Francesco diedero vita ad una solidissima amicizia, che fece del palazzo della nobildonna, rimasta vedova tra il 1210 e il 1216, la “casa dei frati”. Da allora, Jacopa dei Settesoli divenne la più valida collaboratrice del nascente "Ordine francescano" nella città dei Papi, conducendo una vita austera e mettendo a sua disposizione i suoi beni ed il suo potere. Quando Francesco sentì avvicinarsi la sua ultima ora, disse ad un frate di scrivere una lettera per Jacopa, per informarla della sua morte imminente, chiedendole di raggiungerlo alla Porziuncola. Ma per ispirazione divina la donna era già alla porta e portava con se gli oggetti che Francesco aveva chiesto per le sue esequie nella lettera: un panno di color cenere nel quale avvolgere il corpo del santo dopo la morte, i ceri, un fazzoletto per il volto, un cuscino per il capo e i dolci preparati da Jacopa che piacevano tanto a Francesco. Dopo i funerali di Francesco, “Frate Jacopa”, come il Poverello d'Assisi l'aveva fraternamente chiamata, tornò a Roma per il breve tempo necessario a disporre gli affari familiari, poi tornò ad Assisi, dove trascorse il resto della vita vicino alla tomba del suo padre spirituale, in abito di povera e umile terziaria, dedicandosi alla penitenza e alle opere di carità.