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Vita diocesana

Costruire Speranza: il convegno al seminario diocesano

Armido Cario · 7 anni fa

All’incontro ha preso parte mons. Giuseppe Merisi, presidente Caritas Italiana Interessante convegno sabato 30 giugno presso il salone del seminario diocesano di Lamezia Terme, alla presenza di S. E. mons. Giuseppe Merisi, presidente della Caritas Italiana e del direttore della Caritas Italiana don Francesco Soddu.

Titolo dell’incontro organizzato dalla delegazione regionale della Caritas Calabria, , che significa “passare da un’opera di denuncia –come spiegato nella parte finale della locandina d’invito- ad un’azione di costruzione di nuove opportunità, diverse e positive. Significa sollecitare nei singoli, nelle comunità, nelle istituzioni la responsabilità di impegnarsi per dare il proprio contributo, essere protagonisti della propria storia”.

Mons. Giuseppe Merisi, nel suo intervento al convegno tenutosi nell’ultimo giorno del mese di giugno, dopo aver definito le mafie “strutture di peccato” ed affermato che “per quanto riguarda i beni confiscati, è indispensabile scegliere bene la destinazione”, ha centrato il suo intervento sull’attenzione agli ambiti giovanili, avviando percorsi di lavoro educativo quotidiano, puntando sulla sinergia tra realtà ecclesiale, istituzioni e ambiti educativi”. Mentre Soddu ha esortato ad essere “testimoni della non solitudine, perché dalla solitudine si ha la disgregazione, mentre è importante l’unione”.

L’assise, moderata da don Giacomo Panizza, secondo il quale entrare sui temi della legalità significa parlare della dignità di una democrazia, è stata aperta dal saluto del vescovo diocesano, mons. Luigi Cantafora.

Nel corso dell’incontro del 30 giugno è stato presentato un progetto, a cura della stessa delegazione, che trae origine da una riflessione sulla legalità attraverso un convegno regionale del 2007 (tenutosi a Falerna), dal titolo , per ribadire con forza che “la Calabria e i suoi abitanti ci interessano, ci appartengono, ci stanno a cuore”. In quel convengo mons. Cantafora, delegato regionale della CEC, ha ribadito che “il potere criminale può essere sconfitto solo con l’evangelizzazione. Se prima di tutto i cristiani non proseguono nell’ottica del servizio, se manca la spiritualità di fondo, gli strumenti in possesso delle istituzioni per la lotta al malaffare, non avranno nessuna efficacia”. Il nostro vescovo ha ribadito che “occorre sinergia, perché insieme possiamo fare tanto. Stare insieme, vivere la comunione è la prima vittoria. Occorre uno slancio, ma soprattutto bisogna togliere la rassegnazione”.

Il progetto illustrato nella mattinata dell’ultimo giorno di giugno “mira a creare dei processi efficaci e percorsi consapevoli di legalità democratica –come ha sottolineato il delegato regionale Caritas, don Antonio Pangallo-, mettendo in gioco la tenuta dei significati, dei valori e delle motivazioni di luoghi di fede e degli spazi di cittadinanza, grazie alla riconversione, in , dei beni confiscati alla mafia”.

Questo Progetto –avente come destinatari diretti le 12 Caritas diocesane calabresi e destinatari indiretti le Caritas parrocchiali, movimenti, associazioni, ecc…- prevede 5 attività, elencate da don Pangallo: formazione di almeno una figura professionale, in delegazione regionale, che possa qualificarsi sul fronte delle gestione di beni confiscati, in collaborazione con le associazioni che da anni hanno acquisito competenza su questo fronte; azione educativa e formativa sul piano interdiocesano per metropolie, dando seguito alla formazione dell’equipe diocesane e che abbia come ricaduta la sensibilizzazione della Caritas parrocchiali; individuazione di un bene confiscato per Diocesi, per dare inizio o rilanciare un’opera segno a favore delle fasce deboli, attuando il principio di sussidiarietà; coinvolgimento del mondo giovanile attraverso gli animatori del Progetto Policoro per quanto riguarda il contrasto all’illegalità ed educazione al lavoro e la gestione dei beni confiscati; tentare di arrivare ad un protocollo di intesa tra Caritas Italiana e l’Agenzia dei beni confiscati per raccordare le richieste ed avere un sostegno nazionale alle opere Caritas.

A dare il proprio contributo al convegno, anche le Istituzioni. Per il presidente del consegno provinciale di Catanzaro, Peppino Ruberto, “la Chiesa nella sua interezza è riuscita ad appropriarsi di quel ruolo sociale che le compete…, dove l’uomo deve essere al centro del contesto per far sentire la propria voce; non è più il momento di delegare a nessuno, il futuro dei nostri figli dipende da noi”.

Per il Primo cittadino di Lamezia Gianni Speranza, “questo interrogarsi è quanto mai giusto, opportuno. Chi ha responsabilità pubbliche –ha aggiunto il sindaco- deve dare il suo contributo con più forza… E sui beni confiscati, che vanno dati al sociale, non bisogna demordere; il lavoro va fatto a 360°”.

Per Anna Maione, neo assessore alle Politiche Sociali della giunta Speranza, “per combattere la mafia, bisogna combattere la mafiosità…; e la Chiesa deve combattere l’humus attraverso l’annuncio”, ricordando la positività della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa a Lamezia e in altri Comuni dell’hinterland.

Nel corso del convegno ci sono state le testimonianze del delegato regionale don Ennio Stamile e del direttore della Caritas di Oppido-Palmi, diacono Vincenzo Alampi, che quotidianamente lottano con azioni concrete improntate alla realizzazione del bene comune.