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Cultura e Società

La ‘Giornata Minima della Donazione’in memoria di Gina Mamertino

Giovanni Maria Cataldi · 7 anni fa

Tra i relatori mons. Morosini, vescovo di Locri-Gerace Nel pomeriggio di domenica 3 giugno nella Sala delle conferenze “Giorgio Napolitano”, in via Perugini a Lamezia Terme, ha avuto luogo –con un convegno- la “Giornata Minima della Donazione”, in memoria di Gina Mamertino, per tanti anni insegnante presso una frazione di Lamezia, deceduta circa un anno e mezzo fa a seguito di una malattia. Un evento organizzato da: Ordine dei Minimi, Associazione culturale “Centro Studi Anthurium”, Associazione Nazionale Trapiantati di fegato di Verona (ANTFVR) con il patrocinio della Provincia di Catanzaro, del Comune di Lamezia Terme e dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro. Nella stessa giornata del 3 giugno, sono stati allestiti in P.za Diaz di Lamezia anche stand dell’AIDO e dell’ANTFVR. L’idea della Giornata Minima della Donazione era stata manifestata dalla stessa Gina Mamertino che, formatasi all’ombra del carisma minimo di San Francesco di Paola, era fermamente convinta che

“la crescita morale della società è un dovere di tutti”. Nella brochure di presentazione della manifestazione è stato riportato anche un famoso passo di Madre Teresa di Calcutta: «Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all’oceano, mancherebbe. Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel darlo». “L’iniziativa del 3 giugno è stata inserita nell’ambito dei festeggiamenti annuali in onore di S. Francesco di Paola –come ha ricordato padre Antonio Bonacci, superiore e parroco moderatore del convento dei frati Minimi di Lamezia ovest- e nella ricorrenza del 50° della proclamazione del Santo a Patrono della Calabria”.

Il convegno è stato introdotto e moderato da Francesco Ruberto, presidente Associazione Culturale Anthurium, il quale non è riuscito a trattenere l’emozione parlando di Gina Mamertino, nel ricordarne l’attento e scrupoloso lavoro di collaborazione nella locale parrocchia di San Francesco di Paola. A lui, ha fatto eco Cesare Mercuri, anch’egli dell’Anthurium, che ha voluto sottolineare la decisione dei familiari della defunta Gina Mamertino –dei figli Mimmo e Angela Famularo, assieme al loro papà Gasperino- di impegnarsi in questo percorso. “Un piccolo gesto –ha rimarcato Cesare Mercuri-, che può realizzare un dono meraviglioso: quello della vita”.

Dopo i saluti istituzionali con la lettura dei messaggi fatti pervenire dal vescovo di Lamezia, mons. Luigi Antonio Cantafora e dal consigliere regionale Mario Magno, ci sono stati numerosi interventi.

Ad iniziare da Laura Perazzani, presidente ANTFVR, la quale prima di presentare l’associazione da lei presieduta, ha raccontato del trapianto “fatto il 29 settembre 2007 per mezzo delle mani del dott. Matteo Donataccio” (nda, presente in sala, è responsabile del Centro trapianti di fegato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona); poi, la Perazzani ha ricordato quando “con Gina Mamertino scambiavamo qualche parola e trascorrevamo qualche ora assieme, quando lei veniva a Verona”.

Sebastiano Senese, presidente gruppo intercomunale AIDO “Letizia Senese”, ha rievocato la vicenda della figlia Letizia, scomparsa 7 anni fa a causa di un aneurisma al di Catanzaro. “In quella sede –ha ricordato Sebastiano Senese-, ci hanno chiesto se acconsentivamo al trapianto degli organi di Letizia. Non abbiamo esitato a dire sì”.

Felice Caruso, dirigente scolastico e presidente onorario UCIM di Lamezia, ha voluto porre in evidenza il fatto di “portare questo discorso dei trapianti nelle scuole, per abituare sin da piccoli i ragazzi alla cultura della solidarietà, della donazione”. A seguire, quattro illustri relatori.

Pellegrino Mancini, direttore Centro regionale Trapianti – Calabria, che ha parlato su . “Senza donatori, i trapianti non ci possono essere”, ha detto. Quindi, ha illustrato con alcune diapositive il problema del trapianto. “Ogni anno riusciamo a trapiantare 35 persone, al massimo si arriva a 40. La Calabria ha chiuso col 25,5% delle opposizioni… Ed è di 8731 il totale pazienti in lista d’attesa in Italia al 31/12/2011”. Questo gli ha dato l’input per fare un appello alla cultura della donazione. “Ognuno è tenuto ad esprimere la dichiarazione di volontà di donare i propri organi”. Ed ha concluso con una frase di Reginald Green (papà di Nicholas, il piccolo ucciso in Calabria mentre viaggiava con la famiglia sull’A3, diretto in Sicilia; l’auto su cui viaggiava insieme ai genitori il 29 settembre 1994 fu accidentalmente scambiata per quella di un gioielliere, da alcuni rapinatori che tentarono un furto, sfociato poi in omicidio. Alla sua morte, i genitori autorizzarono l’espianto e la donazione degli organi): “seppellisci il tuo odio, il tuo rancore, ma non seppellire i tuoi organi”.

Pietro Leo, direttore U.O. Gastroenterologia all’ospedale “Annunziata” di Cosenza, si è soffermato su “Assistenza epatologica prima e dopo il trapianto”. Leo, che ha seguito la signora Gina Mamertino durante la malattia, ha spiegato che “in Calabria ci sono trenta persone che aspettano un trapianto di fegato, ma bisogna accertare l’idoneità del paziente che deve essere sottoposto al trapianto. Avere un fegato nuovo, significa essere restituiti alla vita, condurre la vita che si faceva prima”.

Matteo Donataccio, responsabile Centro trapianti di fegato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, ha spaziato su . “Dare assenso al trapianto –ha spiegato Donataccio- è un atto che deve entrare nella nostra cultura. La Calabria è diventata esportatrice di sangue, segno di una mentalità che sta cambiando; ma dal2004 inpoi l’attività di donazione del fegato si è un po’fermata”. Nel precisare che “la sopravvivenza di un organo ad un anno, è dell’80%”, Donataccio ha invitato tutti ad impegnarsi “a costruire la civiltà dell’amore, che preclude alla donazione”

Giuseppe Fiorini Morosini, Vescovo di Locri – Gerace, ha trattato “La donazione degli organi nel pensiero della Chiesa”. Morosini è partito dalla citazione “La morte sorride alla vita proprio attraverso la donazione”, per rimarcare che il trapianto è stato accettato dalla Chiesa “perché si ha davanti il criterio del rispetto della persona in quanto uomo”. C’è un dato, ovviamente, che non può essere tralasciato, ed è quello che “la donazione –ha aggiungo il presule di Locri-Gerace- comporta necessariamente la disponibilità e la libertà della persona ad accettare di poter utilizzare i propri organi per altri”. Il discorso trapianti parte dall’etica di accertamento di morte cerebrale. “Chi opera nel campo dell’etica –ha spiegato mons. Morosini-, deve fidarsi del giudizio del medico: quando i medici ci dicono che c’è accertamento di morte cerebrale irreversibile, e questo accertamento viene ripetuto a distanza di 6 ore, possiamo essere certi –ha precisato Morosini- che non uccidiamo una persona. L’uomo è finito”. Il vescovo di Locri-Gerace, richiamandosi agi insegnamenti in materia di Giovanni Paolo II, il quale diceva che “siamo sfidati con i trapianti, ad amare sino alla fine”, così come Gesù nell’Eucaristia che offre il suo Corpo per tutti, ha sottolineato che “donare è un atto d’amore, anzi la pienezza del significato della vita sta nel donare”, senza tuttavia nascondere la mentalità circolante sui trapianti: “noi vogliamo i trapianti, ma che siano gli altri a dare gli organi; insomma, non possiamo godere sempre dei sacrifici degli altri!”. Successivamente, l’insegnante Luigino Longo ha presentato il libro in vernacolo lametino “’Na gùccia d’acqua” di Gina Mamertino, sbizzarrendosi in aneddoti ed espressioni dialettali di uso comune. Le offerte ricevute dalla divulgazione del libro verranno interamente devolute all’Associazione Nazionale Trapiantati di Fegato di Verona.

Negli anni di insegnamento nella piccola comunità di Gabella (frazione di Lamezia ovest), Gina Mamertino aveva iniziato una raccolta di materiale con il semplice racconto delle persone più anziane, intervistate dall’autrice, ampliando il tutto con detti e proverbi locali, promettendo di lasciare un qualcosa di scritto agli alunni. Ed era sua intenzione tirare su un libro. Poi, la malattia e il decesso. A questo punto è toccato ai figli Mimmo e Angela Famularo, assieme al loro papà Gasperino, mantenere fede a quella promessa. Ed ecco il libro “’Na guccia d’acqua” (una goccia d’acqua), con 800 tra detti, proverbi, indovinelli, filastrocche, preghiere, nenie, canti religiosi etc., presentato durante la serata, con alcune chicche lette da Luigino Longo.

E ci piace concludere proprio con le parole di Gina Mamertino, riportate sulla terza di copertina del libro: “Ho vissuto la mia vita accanto agli altri, in famiglia, a scuola, in Parrocchia, nella gioia e nella serenità. Ho sofferto tanto, ma ho ricevuto tanto dai miei, dai miei alunni, dai giovani che ho seguito in Parrocchia e ringrazio Dio per avermi fatto incontrare le persone giuste al momento giusto. Lo ringrazio anche per la malattia avuta: ora più che mai do valore alla mia vita, a ciò che faccio giorno per giorno; amo vivere, ma sempre pronta per affrontare tutto. Vale la pena vivere ancora accanto agli altri per condividere, gioire, confrontarsi e migliorarsi…”.

E prima della consegna di alcune targhe, l’intervento toccante di padre Giovanni Cozzolino, dell’Ordine dei Minimi, che ha avuto la signora Gina per tanti anni animatrice ai vari campi scuola giovanili a Longobardi. Cozzolino ha rievocato gli ultimi momenti di vita di Gina Mamertino, trovandosi al suo capezzale. “La signora Gina -ha detto padre Cozzolino- sembrava stesse attendendo qualcuno prima di lasciare la vita terrena. Feci chiamare subito i figli, che appena arrivati, fecero in tempo a vedere la madre, prima che chiudesse gli occhi per far ritorno alla Casa del Padre.