·

Cultura e Società

Don Ciotti: "Molti hanno scelto legalità malleabile e sostenibile"

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Legalità “è una parola che molti ci hanno rubato e molti hanno scelto la legalità malleabile e sostenibile a seconda delle convenienze”. Così don Luigi Ciotti incontrando a Lamezia Terme gli studenti del Liceo “Campanella” nel corso di una manifestazione organizzata da Libera per ricordare Pasquale Tramonte e Francesco Cristiano, due netturbini uccisi all’alba del 24 maggio di 25 anni fa, due cittadini “che facevano un lavoro molto umile ma molto dignitoso – ha detto don Ciotti - ” e che oggi, così come le vite delle altre vittime di ‘ndangheta e quelle dei loro familiari “scavano dentro di noi e danno forza e motivazione e ci invitano all’impegno più determinati e consapevoli”. Don Ciotti, che ha incontrato oltre che i familiari dei due netturbini che ancora attendono giustizia anche i familiari di altre vittime di ‘ndrangheta tra cui Walter Aversa, figlio del sovrintendente di Polizia Salvatore ucciso insieme alla moglie 24 anni fa sempre a Lamezia, ha poi rimarcato che “la legalità non è un valore, ma è un prerequisito per raggiungere un obiettivo che si chiama giustizia; è un mezzo ed uno strumento importante per lo sviluppo umano e la crescita sociale. La legalità – ha detto parlando ai ragazzi che gli hanno anche posto alcune domande - è la saldatura tra la responsabilità che è l’io e la giustizia che è il noi. In tutto questo nostro percorso ci vuole continuità nel fare le cose”. Quindi, ha invitato alla condivisione e alla corresponsabilità. “Il nostro impegno – ha evidenziato - deve essere su piani connessi nella relazione, nella cultura e nell’impegno sociale”. Da qui la sollecitazione ai ragazzi a “diventare segno di speranza” a “dare senso alla vita. Siamo chiamati a scelte coraggiose – ha affermato subito dopo - . Riempite la vita di vita. Vivete e non lasciatevi vivere. Abbiamo solo questa vita per amare, per impegnarci, per lottare e per portare il nostro piccolo contributo al cambiamento. Studiate – ha aggiunto don Ciotti - , cercate di approfondire, non vi fermate in superficie, non informazioni di seconda mano e per sentito dire”. Questo perché c’è bisogno di “un cambiamento che deve venire dal basso, ma prima ancora da dentro di noi. Diventate cittadini responsabili – ha spronato gli studenti - , non cittadini ad intermittenza a seconda delle emozioni e dei momenti. Non limitatevi a constatare ciò che non va, ma mettetevi in gioco per farlo andare. Il problema più grave non è solo chi fa il male ma quanti guardano e lasciano fare”. Per il fondatore di Libera, infatti, non bisogna “rassegnarsi alla violenza mafiosa, alla corruzione, all’illegalità, agli abusi di potere. Dobbiamo dire no alla ‘ndrangheta – ha aggiunto - , no alla droga, no alla violenza, no alle varie forme di sfruttamento, no al doping ma nello stesso tempo dobbiamo essere capaci di trasformare i no in noi, passando dai no ai noi, perché solo unendo le forze degli onesti, il cambiamento che desideriamo diventa una forza e noi dobbiamo essere parte di questo cambiamento. C’è il rischio di fare della legalità un idolo, uno degli strumenti non di giustizia ma di potere”. Don Ciotti ha poi fatto riferimento alla verità e al bisogno della verità: “Quante verità nascoste – ha chiesto - ? L’omertà uccide la verità e le speranze. La verità – ha evidenziato - chiama in gioco anche le nostre coscienze. Troppe verità, però, passeggiano per le vie delle nostre città: c’è chi sa, chi ha visto, chi ha percepito”. Infine ha “gridato No all’indifferenza richiamando l’invito del Papa. L’indifferenza – ha concluso - anestetizza i cuori ed addomestica le coscienze. La mafia, ed in questo caso la ‘ndrangheta, la corruzione, l’illegalità sono i parassiti di un sistema che distrugge la libertà e la dignità delle persone”. Ecco perché ci vuole “responsabilità” e bisogna “conoscere per diventare più responsabili” perché “conoscere è la via maestra del cambiamento”.