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Chiesa

Paolo Barberio della Pastorale familiare diocesana racconta la sua esperienze a Firenze 2015

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Dare un resoconto in sintesi delle cinque giornate fiorentine di partecipazione al Convegno Nazionale Ecclesiale dal tema: “In Gesù il Nuovo Umanesimo”. Impresa ardua. Proverò a cimentarmi cercando di rendere un racconto organico, aderente alla realtà vissuta e, per quanto possibile, capace di rappresentare le mille emozioni, riflessioni, considerazioni personali scaturite in questi giorni. Intanto ringrazio i miei compagni di viaggio costituenti la delegazione diocesana. Non per piaggeria o autocelebrazione Il nostro gruppo ha finito il lavoro assieme con la conclusione dei lavori del Congresso ma sono convinto che continueremo un cammino comune e per questo sarebbe bello se non facessimo diventare occasionale questo incontro che inevitabilmente diventerebbe già passato. Perché come Chiesa invece siamo chiamati ad occuparci del cogente presente e dell’incerto futuro. Prima suggestione che scaturisce dal Convegno: insieme si vincono le sfide! Affinché non resti solo una suggestione, o peggio, uno slogan è necessario ritrovarsi, mettere in comune le esperienze, i carismi, le competenze. Bellissimo il messaggio che arriva dal Convegno e che rappresenta la prima grande proposta: procedere con una Chiesa Sinodale. L’esperienza fiorentina, e il vissuto giorno per giorno nelle varie attività organizzate, mi ha permesso di mettere a fuoco alcuni aspetti della vita ecclesiale che non avevo considerato o che avevo preso in poca considerazione. Parto dalla processione di apertura che ha fatto giungere tutti noi delegati dalle varie Basiliche preposte al Duomo di Firenze sede del primo incontro e da cui sono partiti i lavori del Congresso. Durante il tragitto, percorso dietro una Croce, le emozioni erano molteplici e contrastanti. Nel mio cuore si alternavano sentimenti di felicità per la percorrenza della strada in compagnia di sacerdoti, vescovi, religiosi, suore ma anche tanti laici, tutti accomunati dalla responsabilità di essere stati scelti per tracciare una possibile via alla Chiesa del prossimo decennio. Bellissimo!!! Poi un senso di inadeguatezza incrociando gli sguardi della gente ai margini della strada. Chi ha scelto il percorso della processione alla quale ho partecipato sicuramente non ha scelto un itinerario a caso. Siamo passati in mezzo alla Firenze dei mercati, delle botteghe, degli artigiani. Ma anche dei turisti e dei giovani. Inadeguatezza a rispondere a quelle occhiate diffidenti, ironiche o, bene che andato, disinteressate. Passavamo sul loro territorio e la nostra presenza era noiosa, invadente in una parola: inopportuna. Ho avuto chiara l’idea del compito che spetta a noi che ci riteniamo operatori di pastorale: le nuove missioni sono a casa nostra, sono le nostre città. E’venuto fuori ben chiaro in questo Convegno, nella processione l’ho toccato con mano, che la chiesa deve ripartire da se stessa. Guardarsi dentro ed uscire dalla realtà autoreferenziale che si è costruita. Dobbiamo per prima uscire da noi stessi, superare la paura che spesso ci attanaglia in un immobilismo confinato nello spazio personale, paura quindi di perdere il privilegio che ne consegue con la seria tentazione di etichettare servizi e persone. La paura è il grande nemico dell’amore. Personalmente, tra le cinque vie poste alla base dei lavori nel Convegno, ho scelto, a quanto pare molto coerentemente al mio sentire, quella del verbo “Uscire”. Il lavoro nel gruppo ha sperimentato la gioia del confronto e soprattutto della condivisione. E’stato naturale ascoltarci senza giudicare. I diversi contributi dati alle domande proposte sono stati offerti da ognuno con molta naturalezza, è stato un dialogare positivo e propositivo e perciò arricchente per tutti. Le giornate di lavoro sono trascorse velocemente perché intense e piene di appuntamenti. Come dimenticare la giornata dedicata all’incontro con il Santopadre. Oggi si rischia, con l’affermazione “come ha detto Papa Francesco”, di far passare molte delle cose che invece intendiamo dire personalmente. Non cadrò in questa tentazione anche se pure questa volta il Papa ci ha regalato tantissimi concetti cose che sto ancora “ruminando” per gustarne appieno i significati. Bellissimo l’incontro che ci ha riservato nella cornice splendida del Duomo fiorentino. Una frase su tutte ha attirato la mia attenzione. Non è tra le più importanti del suo articolato discorso ricco di insegnamenti. Ma ha colpito il mio immaginario anche alla luce della traccia da me scelta: “La Chiesa italiana si lasci portare dal suo soffio (Spirito Santo) potente e per questo, a volte, inquietante. Assuma sempre lo spirito dei suoi grandi esploratori, che sulle navi sono stati appassionati della navigazione in mare aperto e non spaventati dalle frontiere e dalle tempeste.” Una immagine bellissima il richiamo alle figure dei grandi esploratori italiani che seguendo con coraggio ed un pizzico di incoscienza il proprio istinto hanno dato vita alle scoperte di nuove terre, hanno aperto nuovi orizzonti. Credo sia questa una delle più importanti indicazioni che mi porto dentro: navigare in mare aperto senza paura aiutato dal soffio dello Spirito Santo con i sentimenti di Gesù, e qui si che citare il Papa è inevitabile, e cioè con umiltà, disinteresse, beatitudine. Le parole del Papa mi scuotono perché esigono che io interpelli la mia coscienza. Questo sarebbe già un esercizio difficile di per se, ma credo che il Papa questa volta chieda che io interpelli la mia coscienza in relazione, in sinergia e di comune accordo con la famiglia, la comunità. Molto interessante l’uscita organizzata per conoscere le realtà ecclesiali della chiesa fiorentina. Io ho scelto di visitare il gruppo n°7: testimoni del 900 Don Lorenzo Milani. Una esperienza anche questa unica. L’insegnamento, in breve, che ho colto dalla conoscenza di questo sacerdote-profeta è stato quello che nella vita di cristiano bisogna dare primato alla Parola per formare una coscienza educata e per credere fortemente in quello che si fa. Don Lorenzo Milani è stato un personaggio scomodo per il suo tempo ma tanto profeta nella sua inquietudine derivante da una grandissima cultura e conoscenza. Anche da lui un grandissimo impulso ad “uscire dal proprio mondo sociale” Bellissima, per capire il personaggio, la frase tratta dal suo testamento contenuto nelle “Lettere di Don Lorenzo Milani Priore di Barbiara”. “Ho voluto più bene a voi (i suoi ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.” Un uomo capace di amare il suo prossimo con quella “commozione di viscere” che Gesù ha provato e che ritroviamo come immagine in tanti brani del Vangelo cosiddetti della Misericordia. Per finire, come rappresentante dell’Ufficio della Pastorale Familiare mi porto dentro l’emozione che ha suscitato la testimonianza di un sacerdote di origine Albanese Don Bledar Xhuli in occasione dell’incontro con Papa Francesco in Duomo. La sua vita a 16 anni da profugo in Italia è cambiata dopo l’incontro con un sacerdote fiorentino Don Giancarlo Setti. Questo sacerdote l’ho ha accolto affermando di aver visto in lui le sembianze di Gesù. Don Bledar, nella sua testimonianza, ha affermato che a distanza di anni ha capito che quel giorno alla porta della chiesa di San Gervasio gli aveva aperto Gesù. Una dinamica bellissima nella sua reciprocità: se Cristo è presente in chi bussa è anche presente in chi apre la porta. E’questa la dinamica dell’amore. Come non vedere in questa immagine la dinamica del Sacramento del Matrimonio.