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Cultura e Società

Trasfigurare: non c’è contrapposizione tra Chiesa di strada e Chiesa orante

Cesare Natale Cesareo · 4 anni fa

Che contributo può dare alla Chiesa Italiana un ragazzo di 26 anni, alle prese tra mille cose da fare e mille progetti da voler mettere in atto, sul tema del “trasfigurare”? Sarebbe più semplice parlare di nuove attività da realizzare nelle parrocchie, proposte di pastorale giovanile, nuove forme di coinvolgimento dei giovani… Quella che sembrava una sfida, in realtà si è rivelata una grande sorpresa, emersa chiaramente nella sintesi finale condivisa nell’ultima giornata del V Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze: c’è una forte domanda di spiritualità, di intimità con il Mistero, che viene proprio dai giovani. Puntualmente lo Spirito ci sorprende sempre, sconvolge quelli che sono le nostre ricostruzioni e i nostri preconcetti. E anche a Firenze è venuto fuori che da parte dei giovani non c’è la domanda di una Chiesa – per dirla con le parole di Papa Francesco – che “diventa una Ong”; non c’è una domanda di attivismo fine a se stesso, di una comunità impegnata in mille cosa da fare, spesso tralasciando l’essenziale. C’è la domanda di una Chiesa che crei occasioni di preghiera, di meditazione, di ascolto della parola di Dio e di comunione tra i fratelli. Una Chiesa che sia capace di “proporre cammini di fede che comprendano esperienze significative di preghiera, di formazione liturgica e di accompagnamento spirituale”. Nei lavori all’interno dei gruppi che hanno scelto la via del trasfigurare, è emersa una “domanda di interiorità” da parte dei giovani che – come io stesso ho messo in evidenza all’interno del mio gruppo – se non la intercetta la Chiesa, annunciando Gesù e la possibilità di scoprire un rapporto personale e vitale con il Risorto, sarà intercettata dalla tante forme di spiritualismo, new age e filosofie orientali che la società di oggi propone. Il primo input, dunque, che si può raccogliere da Firenze è una forte domanda di spiritualità da parte dei giovani e la necessità delle nostre comunità ecclesiali di dare risposte a questa domanda, senza paura di non reggere la competizione con una Chiesa “di strada” che tante volte affascina di più la società e riesce a strappare qualche titolone in prima pagina o servizio del Tg. Un secondo input che viene da Firenze è lo stretta legame tra la Chiesa “orante” e la Chiesa “in uscita” a cui ci ha esoratati Papa Francesco. Non c’è nessuna contrapposizione o, se c’è, è quella creata ad arte dai mass media. “La Chiesa che celebra è la stessa che va verso le periferie esistenziali, per la semplice ragione che oggi, per un numero sempre più grande di persone, la liturgia è soglia al mistero di Dio”, è stato scritto nella sintesi finale richiamando l’esigenza di riscoprire la pastorale dei sacramenti come “pastorale missionaria” attraverso la quale “la Chiesa è condotta agli incroci delle strade, la dove si incontra l’umanità reale”. L’azione del trasfigurare ci riporta a Gesù stesso che non hai mai lasciato le persone e le situazioni così’come le aveva trovate, ma ha sempre trasfigurato tutto e tutti. Da Lui come suoi discepoli impariamo a “trasfigurare”, a “far emergere la bellezza che c'è, e che il Signore non si stanca di suscitare nella concretezza dei giorni, delle persone che incontriamo e delle situazioni che viviamo.” Torniamo da Firenze con queste sollecitazioni, domandandoci non solo cosa noi vogliamo dalla Chiesa ma anche che cosa la Chiesa si aspetta da noi. Ritorniamo con la consapevolezza– come ci ha richiamati il Papa parlando ai delegati in Cattedrale – di essere Chiesa che “alza verso il cielo le mani della fede mentre edifica una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento”. Non c’è dunque nessuna scelta da fare tra Chiesa della strada e Chiesa in preghiera, o tra cristiani “impegnati” e cristiani “oranti”. E’solo contemplando quell’“essenziale invisibile agli occhi “, per dirla con le parole di Antoine de Saint-Exupéry, che si coglie “il valore dello sguardo sull’altro, come riconoscimento della sua dignità”, di fratello creato a immagine e somiglianza di Dio. Ed è allora che scatta il desiderio e l’impegno a costruire una società veramente “umana”, secondo il disegno di Dio.