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Cultura e Società

Strage di Parigi. La condanna di papa Francesco: “Morti innocenti e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti”

Cesare Natale Cesareo · 4 anni fa

«Rovine, migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi». A descrivere in maniera chiara quanto sta accadendo nel mondo e perché sta accadendo, è papa Francesco in una delle sue omelie a Santa Marta. Una frase, quella del Pontefice, che racchiude in sé tutta la tristezza di un mondo che guarda al suo presente fatto di guerre e di morti innocenti con sullo sfondo la ricchezza, quella stessa ricchezza che altro non è che una scelta di pochi a discapito dei tanti. è stato così nel cuore della Francia, a Parigi, dove, in una tranquilla sera di novembre, a cadere per mano di un incomprensibile fanatismo religioso sono morte persone innocenti, giovani che guardavano ad un futuro diverso per un mondo in cui «oggi, dappertutto c’è la guerra, c’è l’odio». Ma non solo. Infatti, «mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro – ricorda papa Francesco - ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita». Un esempio per tutti è «un’icona dei nostri tempi, Teresa di Calcutta» rispetto alla quale, «con il cinismo dei potenti, si potrebbe dire: “Ma cosa ha fatto quella donna? Ha perso la sua vita aiutando la gente a morire?». Questo perché ancora «non si capisce la strada della pace». Ed ancora oggi, a distanza di giorni, nelle nostre orecchie è forte l’eco di quelle urla e di quegli spari, come ancora sono impresse nella nostra memoria le immagini di quella terribile ed interminabile notte di Parigi. Simile, purtroppo, a tante notti e a tanti giorni di Paesi lontani da noi che da anni sono chiusi nella spirale di una violenza che tenta di giustificarsi agli occhi del mondo trincerandosi dietro un credo religioso, scatenando una guerra che non lascia fuori nessuno. Quella alla quale stiamo assistendo, infatti, altro non è che una guerra che, sebbene combattuta in vari e piccoli focolai, riguarda il mondo intero. Quegli echi di guerra che giungevano da Paesi che a noi sembravano lontani e che ai più quasi non interessavano, infatti, oggi prepotentemente sono entrati nelle nostre vite, le hanno squarciate, ferite, uccise in nome di quella che papa Francesco definisce una «scelta per le ricchezze: “Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’– dice nell’omelia di santa Marta - , e andiamo avanti con il nostro interesse”. Ma, si chiede e ci chiede subito dopo: «Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo adesso?». E la sua è una domanda che irrompe nelle coscienze di ciascuno e non lascia adito ad alibi. Una domanda che ha una sola risposta: morte e devastazione. Ecco perchè papa Francesco, il papa che a giorni aprirà le celebrazioni per il giubileo della misericordia, non si sottrae dal condannare quanto sta accadendo: «C’è una parola brutta del Signore – aggiunge con fermezza - : “Maledetti!”. Perché Lui ha detto “benedetti gli operatori di pace!”». Invece, «questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti». Una guerra, «un pezzo di una terza guerra mondiale», rispetto alla quale per il Pontefice «non ci sono giustificazioni» in quanto «questa non può essere nè una giustificazione religiosa nè umana. Questo non è umano», mentre «Dio piange. Gesù piange. Anche oggi Gesù piange – ripete come a voler rimarcarne l’importanza - perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell’odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale e ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi. Tutto truccato. Il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace». Ecco perché «ci farà bene anche a noi chiedere la grazia del pianto – dice papa Francesco - , per questo mondo che non riconosce la strada della pace, che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Chiediamo la conversione del cuore. Proprio alla porta di questo Giubileo della Misericordia, che il nostro giubilo, la nostra gioia sia la grazia che il mondo ritrovi la capacità di piangere per i suoi crimini, per quello che fa con le guerre». Parole forti, dure, che vanno dritte al nocciolo del problema e che si aggiungono anche a quanto papa Francesco dice nel primo Angelus dopo la strage di Parigi rimarcando che «è una bestemmia utilizzare il nome di Dio» per compiere attentati come quelli compiuti in Francia con una barbarie che «ci lascia sgomenti e ci si chiede come possa il cuore dell`uomo ideare e realizzare eventi così orribili, che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero». Ecco perché «dinanzi a tali atti non si può non condannare l`inqualificabile affronto alla dignità della persona umana e riaffermare con vigore che la strada della violenza e dell`odio non risolve i problemi dell`umanità». Un’umanità che rischia di chiudere il proprio cuore, come avvenuto a Parigi dove «abbiamo visto cuori chiusi – afferma papa Francesco nel corso di un incontro con i fedeli della chiesa luterana di Roma - , e anche il nome di Dio viene usato per chiudere i cuori. Che fare? Parlare chiaro, pregare e servire. L'uomo - conclude - dal primo momento, se leggiamo le Scritture, è un grande costruttore di muri. Dalle prime pagine della Genesi vediamo questo» e «c'è una fantasia dietro i muri umani: diventare come Dio. La Torre di Babele è proprio l'atteggiamento di dire: Noi siamo i potenti, voi fuori. C'è la superbia del potere».