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La parola del Vescovo

In occasione della Memoria dei Fedeli defunti, Sua Eccellenza Mons. Cantafora, presule diocesano, ha Presidetuto la Concelebrazione Eucaristica presso il Cimitero di Sambiase

Gigliotti Saveria Maria · 4 anni fa

In occasione della Memoria dei Fedeli defunti, Sua Eccellenza Mons. Cantafora, presule diocesano, ha Presidetuto la Concelebrazione Eucaristica presso il Cimitero di Sambiase, alla presenza di numerosi fedeli e presbiteri concelebranti. Di seguito il testo dell’Omelia

«Preparerà il Signore degli eserciti un banchetto di grasse vivande… egli strapperà il velo che copriva la faccia di tutti i popoli… eliminerà la morte per sempre…e si dirà in quel giorno: ecco il nostro Dio, in Lui abbiamo sperato… esultiamo per la sua salvezza» (Isaia). Carissimi fratelli e sorelle, non vi sembri strano che, mentre siamo riuniti a pregare per i nostri morti, il profeta Isaia ci parli di un banchetto, di felicità, di speranza! Come possiamo rimanere insensibili, inerti, indifferenti, dinanzi a questa scena descritta dal profeta? Egli ci spiazza tutti! «Dio eliminerà la morte per sempre», abbiamo ascoltato nella prima lettura. è vero! La morte più che un enigma rimane un mistero; la morte è assenza non presenza, distacco doloroso; essa ci si presenta come una realtà ineluttabile che frantuma affetti, legami, sentimenti. è proprio innaturale la morte! Sembra che tutto si concluda inesorabilmente nella tomba. La morte rimane nemica, inesorabile, invincibile! Viviamo un trapasso epocale segnato dalla morte, dal degrado ambientale e da tanti problemi che rendono difficile il vivere. Tuttavia noi siamo qui per celebrare la vittoria, non siamo in cerca di parole consolatorie; siamo qui in cerca della Parola “si cara e certa”. Viviamo in un mondo crocifisso, sitibondo di verità e di senso. Siamo perciò come quel giorno del venerdì santo, davanti alla croce del Figlio di Dio, siamo davanti a quello “spettacolo” terribile. Dove l’uomo è crocifisso, lacerato, dove assistiamo a rigurgiti di morte nelle zone di guerra, noi troviamo lo stesso “spettacolo”. Uso volutamente questo termine dell’evangelista Giovanni davanti alla croce di Gesù. Anche lì il popolo inerte, stava a guardare questo “spettacolo”. Dove c’è il male, la morte, proprio lì il Signore muore nuovamente. La nostra fede grida dentro di noi: a Dio nulla è impossibile, la morte è vinta per sempre! Lui ha spazzato via la coltre, il velo che copriva la nostra faccia, egli si è chinato su di noi come una madre per detergere le lacrime su ogni volto. Imbandisce una mensa, fa festa con noi! Tutto questo si compie in Cristo Signore, il Kyrios, il Risorto. Cristo ha sconfitto per sempre la morte con tutto il suo carico di malessere, fino a diventare – come dirà S. Francesco – “sorella morte”. è Lui la buona notizia che cura, il balsamo di vita. Con Cristo si è inaugurato pertanto un nuovo parto. I rantoli della storia non sono più rantoli di morte ma doglie per una vita nuova! La resurrezione, gli inferi, hanno perduto il loro potere, il loro mordente! Non seducono più il cristiano. Il cristiano non teme, non ha paura della morte. Cristo è uscito, quale primizia, dal grembo della morte: «O morte io sono la tua morte» e in Lui tutti abbiamo la resurrezione. è attraversando quella morte che Egli ci ha dato la vita. Non si è sottratto, l’ha attraversata e così facendo ha aperto un varco che nessuno può chiudere. Le porte degli inferi sono divelte, è aperto per noi il Regno dei cieli. Questo ha fatto Cristo! Ma lo “spettacolo” continua anche ai giorni nostri. Ancora una volta lo scarto dell’umanità: bambini, giovani, donne, uomini, vecchi, approdano dal mare e cercano rifugio nelle nostre spiagge. Sono uomini distrutti, crocifissi. Ma noi siamo certi che nulla potrà separarci dall’amore di Dio; perciò non c’è vita inutile: Questa è la realtà. Tutti siamo agganciati alla morte e resurrezione di Cristo Signore. Chi cresce in questa fede è colui che ha creduto fino in fondo a un Dio che ama gratuitamente, che ha dato il suo Figlio per noi, aprendo un varco nella morte. A Dio nulla è impossibile! Questa è la Pasqua! Siamo qui perciò come i primi cristiani che cantavano la Pasqua sulle tombe dei santi. E mentre compiamo il nostro “esodo”, abbandoniamo ogni tristezza, paura, perché noi non siamo come chi non ha speranza. Non cerchiamo parole consolatorie ma apriamoci invece alla novità della Pasqua. Chi è risorto dentro ha questa novità che è come un pegno, una garanzia! Niente paura del futuro, del giudizio: la nostra vita non è misurata da gesti religiosi o portentosi, ma dalla capacità d’amore, di dono…nel quale ci troveremo maledetti o benedetti, perché saremo tutti giudicati sull’amore, quello vero, lievitato dalla croce gloriosa di Cristo. A Lui il potere, la forza nei secoli dei secoli. Amen