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Cultura e Società

L’importanza di parlare di Alzheimer: iniziative del Centro diretto da Amalia Bruni

Paolo Emanuele · 4 anni fa

La malattia di Alzheimer è ancora considerata da molti condizione di una persona giunta in età avanzata, e non una sindrome a decorso cronico e progressivo che colpisce circa il 5% della popolazione al di sopra dei 65 anni. Se da un lato rappresenta la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei paesi occidentali, da un altro continua ad essere ancora poco conosciuta. In occasione della giornata mondiale di sensibilizzazione sulla malattia di Alzheimer, nella città di Lamezia Terme è stato proposto l’evento “I giorni dell’Alzheimer, informare, prevenire, raccontare…” per richiamare l’attenzione dei cittadini sugli aspetti della malattia ma anche per informare sull’importanza della prevenzione. Dai dati emersi sul World Alzheimer Report 2015, risulta che oggi nel mondo si contano circa 46,8 milioni di persone colpite da demenza. Questa cifra è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Con una durata media di 8-10 anni dalla comparsa dei sintomi, ad oggi non esiste una diagnosi precoce dell’Alzheimer né una terapia preventiva. Con l’iniziativa “I giorni dell’Alzheimer, informare, prevenire, raccontare…”, si è cercato di porre l’attenzione sull’importanza di conoscere meglio la malattia e di avere una dieta sana, che di fatto non farebbe altro che rafforzare l’organismo così da permettergli di resistere al sopraggiungere delle forme di demenza. L’iniziativa è nata da una sinergia tra il Centro regionale di Neurogenetica con il Sistema Bibliotecario Lametino, la condotta Slow Food, e grazie alla disponibilità del Vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora. Amalia Bruni, direttore del centro regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme ha posto subito l’attenzione sull’importanza della prevenzione nella demenza e nell’Alzheimer «una corretta alimentazione, un corpo sano ed una mente allenata possono permettere di resistere al sopraggiungere di queste malattie». Si è partiti il 21 settembre con la giornata “Nutrire il corpo per nutrire la mente”, dedicata alla prevenzione in collaborazione con Slow Food e quattro chef chef che in base alle direttive del Dottor Raffaele Miletta hanno realizzato insieme agli utenti di Caffè Alzheimer, un laboratorio di cucina, nei locali dell’Agriturismo Cosentino. «Questo per dimostrare - ha sottolineato Antonello Rispoli, Fiduciario Condotto Slow Food di Lamezia Terme – che conoscere il cibo significa aiutare il nostro organismo a vivere bene allontanando quei fattori di rischio come ad esempio l’obesità che di fatto è connessa a varie malattie, dall’infarto alla stessa demenza in ogni sua forma». Alimentazione quindi alla base del vivere bene, perché un corpo sano è capace di allontanare, ritardare e resistere meglio all’insorgenza delle malattie. La seconda giornata presso il Palazzo Nicotera, si è deciso invece di entrare in una famiglia che ha vissuto l’Alzheimer attraverso gli occhi del giornalista Michele Farina che con il suo libro “Quando andiamo a casa?” un viaggio nella malattia di Alzheimer vista con gli occhi di un figlio, di chi come lui ha conosciuto la patologia che colpì la madre morta nel 2004. Il suo libro, non si è incentrato solo sull’esperienza della sua famiglia, ma anche su quelle di tante altre e non solo, perché l’autore ha voluto arrivare a discuterne anche attraverso istituzioni, strutture, operatori, ricercatori, che si trovano a vario titolo a lavorare a contatto con i malati di Alzheimer. Una malattia vista come un viaggio senza ritorno nell’oblio della vita, con famiglie che si sentono di fatto impotenti di fronte ai propri cari che ogni giorno, ogni momento, si trovano a vivere nuove realtà, nuove vite, nuove identità. Il 23 settembre è stato invece proiettato il film “Still Alice”, nei locali del seminario vescovile di Lamezia, adattamento cinematografico del romanzo “Still Alice. Perdersi. Senza ricordi non c'è presente”, scritto nel 2007 dalla neuroscienziata Lisa Genova dove la protagonista Alice si trova ad affrontare la malattia ed il progressivo ed inarrestabile decadimento cognitivo. Ultimo giorno invece diviso in due momenti presso il Parco della Biodiversità di Catanzaro, il primo con il dibattito “Perché parlare di Alzheimer?” con Amalia Bruni e Rosanna Colao, durante il quale si è approfondita tale tematica, il secondo con la presentazione del libro “La vita dimentica. Storie di Alzheimer e altre demenze”, della dottoressa Francesca Frangipane del centro di Neurogenetica. è emersa una sorta di paura verso le forme di demenza, sapere che al momento non esiste una cura, non fa che allontanare ulteriormente pazienti e famiglie chiudendole nella rassegnazione. Scopo delle giornate è stato proprio quello di educare alla lotta per la propria vita, perché il nostro corpo non fa che assorbire l’animo della persona malata. La famiglia in questo ha un ruolo molto importante, perché mai come in questo caso, se si lascia abbandonare la mente, si lascia correre via velocemente la vita stessa.