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Chiesa

Dividere per moltiplicare: visita allo stand Caritas a Expo 2015

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Dividere per moltiplicare: visita allo stand Caritas a Expo 2015

Garantire a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo il diritto all’accesso al cibo non è il risultato di una formula matematica o di un processo economico studiato nei minimi dettagli. Per creare le condizioni perché sia garantito il diritto universale alla buona alimentazione, è necessario un profondo cambio di mentalità, una vera rivoluzione culturale: passare dalla logica dello spreco a quella della sobrietà; dalla logica dell’egoismo a quella della condivisione delle risorse; dalla logica del profitto a quella della carità, del “pane spezzato” in tanti piccoli pezzi perché tutti ne abbiano a sufficienza. E’con questo spirito che la Caritas Internazionale è presente con il suo stand ad Expo 2015, invitando i tantissimi visitatori dell’esposizione universale milanese a riflettere sul tema “Dividere per moltiplicare”. Il messaggio che Caritas vuole lanciare, è quello di una svolta culturale nella lotta alla fame nel mondo e nelle relazioni economiche tra gli Stati che vada oltre l’emergenza e l’assistenzialismo e si traduca in quello che Papa Francesco nel videomessaggio rivolto ai partecipanti di Expo 2015 ha definito “un grande progetto di solidarietà mondiale” : “smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame” e darci da fare in prima persona perché “tutti possano mangiare dei frutti del giardino che Dio ha affidato all’uomo”. Realizzato in collaborazione dalla Caritas Internazionale e dalla Caritas Italiana, il padiglione della Caritas ad Expo 2015 presenta la forma di un “cubo spezzato”, per richiamare anche dal punto di vista architettonico l’idea della condivisione, dell’atto simbolico di “spezzare il pane” perché tutti gli uomini possano nutrirsene. A curare l’accoglienza dei visitatori e l’organizzazione degli eventi all’interno dello stand, i volontari della Caritas Ambrosiana, da sempre contraddistinta da una peculiarità “tutta milanese” di saper mettere in atto una virtuosa “imprenditoria della carità” che, oltre alle logiche della gratuità e del dono, risponde a criteri di efficacia ed efficienza. Ne è un’ulteriore prova l’idea di realizzare con il cibo eccedente dell’Expo, una nuova mensa dei poveri, che sarà chiamata Refettorio Ambrosiano, in uno dei quartieri periferici della città di Milano. “La mensa è già attiva – ci spiegano i volontari della Caritas Ambrosiana – e continuerà a funzionare anche dopo la chiusura di Expo per dare ristoro a tante persone che non possono permettersi un pasto caldo durante la giornata e anche ai cosiddetti “nuovi poveri” che a Milano sono in costante aumento”. All’interno dell’edicola si snoda un percorso definito “dalla conoscenza alla partecipazione”: conoscenza, emozione, condivisione e partecipazione. Un serie di simboli che vogliono richiamare il visitatore da un lato a conoscere l’attività del Caritas nel mondo, dall’altro a riflettere sul messaggio sociale di cui la Caritas si fa promotrice invitando ogni persona di buona volontà a fare “la propria parte” per un mondo più giusto e fraterno. Si inizia con la visione di una mappa delle 164 Caritas presenti nel mondo, mentre su un display scorrono i numeri dei progetti per il contrasto alla fame attivati nelle diverse aree del pianeta. L’obiettivo è arrivare a 98 milioni di progetti avviati entro il 31 ottobre, data di chiusura dell’Expo. Al padiglione Caritas dell’Expo di Milano, la solidarietà “parla” anche attraverso l’arte. Circondata da un muro fatto di filoni di pane, si può osservare la Cadillac dell’installazione “Energia”, realizzata dall’artista tedesco Wolf Vorstell, figura di primo piano del movimento Fluxus e padre dell’Happening Europeo. L’automobile, con delle armi all’interno, rappresenta il mondo del consumismo, del lusso, dell’idolatria del dio denaro che in molti casi porta a guerre e conflitti. Il pane rappresenta l’alimento essenziale, che si contrappone al consumo irragionevole e alla prepotenza del denaro ristabilendo l’equilibrio e l’essenzialità. Ogni filone è avvolto in una copia di un giornale su cui è stampata la frase di Vostell “Sono le cose che non conoscete che cambieranno la vostra vita”, messaggio che richiama sia al bisogno concreto della nutrizione sia a quell’altra “fame” di conoscenza e di sapere altrettanto forte nell’umanità di oggi. Proseguendo nel percorso all’interno dell’Edicola Caritas, si può osservare un’altra installazione dell’artista tedesco: una “torretta” realizzata con 2000 monete da 1 centesimo circondata da 40mila monetine da 5 centesimi sparse per tutta la superficie dell’installazione. La ricchezza mondiale concentrata nelle mani di pochi, a discapito degli ultimi e dei poveri a cui spettano solo gli spiccioli: è il messaggio – denuncia di Vostell che, anche attraverso quest’opera, vuole sollecitare la presa di coscienza del visitatore di fronte alla povertà e alla diseguaglianza dell’umanità di oggi. L’ultima parte della visita si svolge all’esterno dello stand, con una serie di mostre che raccontano l’attività della Caritas nel mondo insieme ad alcuni itinerari tematici, come la mostra fotografica dedicata al ruolo delle donne nella lotta alla fame. L’ultima tappa del percorso è una chiamata alla partecipazione: non basta conoscere, emozionarsi e condividere il dramma della povertà, ma occorre fare la propria parte. Per questo ogni visitatore è invitato a lasciare un breve messaggio che racconti una propria esperienza di condivisione, dando vita a un collage di racconti in tutte le lingue del mondo, tante piccole e grandi storie di gratuità e condivisione come tanti “pezzi” di un unico pane spezzato: quello della Carità. Perché la grande esposizione milanese lascerà dei frutti solo se, calato il sipario e spente le luci dei riflettori, rimarranno sul terreno i semi di una nuova cultura della gratuità, della condivisione, della responsabilità di ogni uomo nei confronti degli altri uomini. E come nel percorso che abbiamo attraversato nello stand, nella carità fraterna occorre crescere quotidianamente e trovare sempre soluzioni nuove di fronte a un’umanità che ha fame non solo di pane, ma anzitutto di amore e comunione. Non basta stare a guardare, non basta commuoversi di fronte al dolore: il Vangelo chiama ogni uomo ad assumersi le proprie responsabilità e chiede ai discepoli di non rimandare nessuno a casa senza cibo, ma di dare “voi stessi da mangiare”.