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Vita diocesana

Tanti pellegrini al Santuario Diocesano di Dipodi. Cantafora: “Maria ci renda cristiani capaci di rimettersi sempre in piedi”

Gigliotti Saveria Maria · 3 anni fa

Tanti pellegrini al Santuario Diocesano di Dipodi. Cantafora: “Maria ci renda cristiani capaci di rimettersi sempre in piedi”

Tantissimi pellegrini stanno raggiungendo in queste ore il Santuario Diocesano di Dipodi a Lamezia Terme nel giorno della solennità dell’Assunzione al Cielo della Vergine Maria. Come ogni anno, il santuario mariano è meta di tanti devoti da tutto il lametino, con una presenza particolare di tanti calabresi emigrati fuori regione che rientrano nei giorni della festa per rendere omaggio alla Madonna di Dipodi.

Ieri, vigilia della Festa, si è rinnovato il tradizionale pellegrinaggio a piedi delle comunità parrocchiali di Nicastro al Santuario: un itinerario scandito da preghiere, canti mariani, fino all’arrivo al Santuario i fedeli hanno affidato ancora una volta alla Vergine Maria preghiere, attese e speranze del popolo lametino.

Un affidamento alla Vergine Maria che ieri sera, nel corso della celebrazione eucaristica delle ore 21, è stato rinnovato dal Vescovo Mons. Luigi Cantafora che ha pregato la Madonna di Dipodi perché “venendo in questo luogo ci faccia sentire la sua presenza di Madre che soccorre i suoi figli. Ci faccia diventare cristiani capaci sempre di rialzarci dopo ogni caduta e ci spinga ad operare per il bene comune”. Meditando sul dogma dell’Assunzione al Cielo di Maria, di cui quest’anno ricorre il 65esimo anniversario dalla proclamazione da parte di Papa Pio XII, Mons. Cantafora ha ricordato che “in Maria Assunta in Cielo noi abbiamo la certezza che il destino dell’uomo non sarà un pugno di cenere, non sarà il nulla eterno: se resteremo incorporati a Cristo, noi parteciperemo della stessa gloria di cui Maria fu partecipe da subito anche nel suo corpo”.

Il Vescovo di Lamezia ha sottolineato l’importanza dei santuari mariani nella nostra Diocesi, in particolare del Santuario di Dipodi e di Conflenti, che saranno chiese giubilari in occasione del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco; l’anno giubilare sarà aperto il prossimo 8 dicembre a Roma e il 13 dicembre nella Cattedrale di Lamezia. Dal Presule l’auspicio che “I santuari mariani della nostra diocesi luoghi di spiritualità e solidarietà, dove nutrire lo spirito e al tempo stesso sperimentare l’impegno e la dedizione a servizio del bene comune”.

Oggi giornata della festa saranno celebrate 7 messe nel corso della giornata. La celebrazione conclusiva della festa, alle 20.30 sarà presieduta da Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova.

size:12.0pt; mso-bidi-font-size:11.0pt;line-height:115%;font-family:"Times New Roman","serif"'>Se il focus della discussione si spostasse su questi temi, il fuoco delle polemiche di questi giorni si spegnerebbe in poche ore e il “fratello” Nino Spirlì non avrebbe neppure pensato di titolare il suo articolo in quel modo. Un titolo che altro obiettivo non ha se non quello di sparare nel mucchio, di fare di tutta l’erba un fascio e di fomentare una nuova campagna anticlericale che si scatena puntualmente quando le parole della Chiesa fanno da sasso di inciampo alle aspirazioni di nuovi leader sulla cresta dell’onda. Le polemiche di questi giorni, dunque, sono da inquadrare in una situazione più generale e radicata nel costume italiano. C’è una Chiesa che “fa comodo” quando dice le cose secondo le nostre visioni e in funzione dei nostri obiettivi; quando c’è da ricercare l’appoggio di prelati e gerarchie in vista di obiettivi di potere; quando c’è da ricercare una “legittimazione” sociale e farsi vedere accanto a un membro del clero funziona sempre bene come lasciapassare; e poi c’è una Chiesa “scomoda” che rovina i piani, mostra l’inconsistenza di demagogie e populismi, si fa missionaria di quell’Amore che non è stato accolto con applausi e suoni di tromba, ma è stato rifiutato dagli uomini e inchiodato a una Croce. Una Chiesa “scomoda”, quella che mette a tacere le gridate e smuove le coscienze, e che dunque “non può fare politica": deve tacere.

E’chiaro, dunque, che la nuova campagna di anticlericalismo fomentata in questi giorni non è una novità: è la storia che si ripete, è il vizio tipico di una società italiana a cui, nonostante tutto, piace ancora avere addosso come un’etichetta la propria “cattolicità”. Ovviamente a fasi alterne e solo ed esclusivamente quando la fede non intralcia i propri progetti e le proprie ambizioni di potere. Ma c’è un’altra questione, anche questa non nuova, che emerge dalle polemiche di questi giorni. Una sorte di némesi, che colpisce il centrodestra italiano, alle prese con le sue divisioni e le difficoltà di trovare una nuova prospettiva. La sociologia ci insegna che in tutte le società in crisi, alle prese con i propri problemi interni, si tende a identificare in un nemico proveniente dall’esterno l’origine dei propri mali: da qui la xenofobia, la paura dello straniero, l’intolleranza nei confronti del “diverso” in tutte le sue forme. Vuoi vedere che il centrodestra, non riuscendo a risolvere i propri problemi interni, non trova migliore soluzione che quella di prendersela con la Chiesa e identificare nei vescovi i nuovi “comunisti cattivi”, causa di tutti i mali italiani? Pensiamo che il Papa, Galantino e i rappresentanti della Chiesa abbiano le spalle abbastanza larghe per sopportare offese e insulti, da destra e da sinistra. Ma il proliferare di “casi Boffo”, con lo stesso metodo diffamante e spietato, non fa male alla Chiesa: fa male all’Italia, alla sua democrazia, alla sua vita civile.