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Chiesa

Padre Paolino racconta agli studenti del Campanella i 50 anni di missione: “ho ricevuto tutto da Dio”

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Padre Paolino racconta agli studenti del Campanella i 50 anni di missione: “ho ricevuto tutto da Dio”

50 anni di sacerdozio e di missione, vissuti nella semplicità e nella povertà di chi sa di “aver ricevuto tutto da Dio e tutto è chiamato a restituire ai fratelli nell’amore, nell’accoglienza, nel farsi prossimo ogni giorno.” Tantissimi ospedali, scuole, chiese e attività di sviluppo economico realizzati in 50 anni di missione in Uganda, accanto ai più poveri tra i poveri del continente africano, con un unico filo conduttore: la consapevolezza che per amare Dio “bisogna asciugare le lacrime dal volto degli afflitti e dei sofferenti della nostra epoca”.

Si è raccontato così il missionario Padre Paolino Tomaino agli studenti del Liceo “Campanella” di Lamezia Terme in una giornata di incontro e testimonianza con i ragazzi voluto dal dirigente Giovanni Martello e dalla docente di religione Maria Pileggi. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della collaborazione tra il Liceo “Campanella” e l’attività missionaria di Padre Paolino che negli anni si è concretizzata, tra le altre cose, in un gemellaggio tra l’istituto superiore lametino e una delle tante scuole costruite in Africa intitolata proprio a Tommaso Campanella e le adozioni a distanza dei bambini ugandesi realizzate da diversi studenti e docenti del Liceo Campanella.

“In Africa si tocca con mano la povertà estrema, la sofferenza, si vedono le conseguenze di quella globalizzazione dell’indifferenza, come la chiama Papa Francesco, per cui il mondo occidentale ha dimenticato l’Africa o la considerare un territorio da depredare, uomini e donne da mantenere nello stato di bisogno per poterli sfruttare meglio”, ha detto agli studenti il missionario comboniano in Africa dal 1964, quando aprì la prima missione a Kabale in Uganda insieme ad altri confratelli.

“Quando vedi negli occhi un bambino denutrito la cui vita è a rischio – ha raccontato Padre Paolino agli studenti – la prima preoccupazione è come fare per soccorrerlo nell’immediato dando ciò di cui ha bisogno. Poi però pensi anche a cosa sarà del suo futuro. Ed ecco qui il senso della missione: l’educazione, la scuola, la salute, la trasmissione di competenze anche semplici per metterlo nelle condizioni di essere protagonista del suo futuro e non dipendere sempre dagli altri. E’questo lo spirito che mi ha animato in questi anni, partendo sempre dalla certezza che nono sono io a dare agli altri, non sono io il protagonista di tutto questo bene: è Dio che mi ha amato, che mi ha chiamato a servirlo e io sento il bisogno di restituire questo amore ai fratelli”.

Padre Paolino ha parlato della missione Rushere, iniziata nel 2000, che vede il missionario impegnato in 95 scuole elementari, due istituti superiori, con 15mila ragazzi che ripongono la fiducia nel sacerdote e nei tanti sostenitori delle sue missioni. “Abbiate il coraggio di andare controcorrente, studiate e siate voi i costruttori di una società nuova, che metta al centro la persona umana e la sua dignità”, ha detto ancora il sacerdote agli studenti esortandoli “ad aiutare, ognuno con le proprie possibilità, i bambini africani e ad aprire il cuore ai tanti “ultimi” della nostra quotidianità, ai tanti affamati non solo di pane ma anche di giustizia, di compassione, di amore”.

anto, dobbiamo imparare come amare, come glorificare il Padre, come servire ogni uomo; e tuttavia si può amare l'uomo se si glorifica il Signore, come Cristo che offrì la sua vita per noi, perché l'aveva tutta offerta per la gloria del Padre suo che è nei cieli. è Lui il chicco di grano che cade in terra, muore e produce molto frutto. Il molto frutto è solo nella glorificazione totale del Padre e la gloria di Dio si riversa poi sul mondo intero, ricolmandolo della grazia che redime e salva. è questa l’ora che, finalmente, realizzerà la nuova ed eterna alleanza, annunciata dai profeti ed in particolare da Geremia, di cui si parla nella prima lettura. Un’alleanza non più scritta su tavole di pietra, come l’antica, ma sancita dal sangue di Cristo e suggellata dal dono dello Spirito, che Egli effonderà dal costato squarciato nel cuore dei credenti, affinché siano in Lui una cosa sola e diventino annunciatori e testimoni del suo amore. La morte di Cristo, vista come il grano marcito da cui scaturisce la vita, diventa altresì paradigma per l’esistenza del discepolo, chiamato a seguirlo sulla stessa strada, a fare come ha fatto Lui, per diventare così collaboratore e servo del progetto divino della salvezza universale.

La salvezza del mondo è nel sacrificio che il cristiano compie in Cristo; in Lui, ognuno deve divenire chicco di grano che cade in terra e muore per produrre quel frutto che sfamerà il mondo di grazia e di verità e lo ricondurrà al suo Signore e Dio, al Padre della gloria. è quanto ci ha ricordato il Vangelo di questa domenica: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io là sarà anche il mio servo”.