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Chiesa

Liturgia ed evangelizzazione, a Roma il Congresso per liturgisti organizzato dalla CEI

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Liturgia ed evangelizzazione, a Roma il Congresso per liturgisti organizzato dalla CEI

Si è svolto a Roma, presso la Pontificia Università Gegoriana il Congresso “Liturgia ed evangelizzazione”. Iniziativa promossa dalla CEI con la collaborazione delle facoltà di liturgia presenti in Italia. Presenti oltre 350 congressisti, tra Direttori degli uffici liturgici diocesani, cultori di liturgia e studenti. Il centro della riflessione ha riguardato il passo dell’Evangelii Gaudium, "L'evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia" che ha fatto da filo rosso sia dei 21 laboratori tematici che dei contributi degli esperti invitati. Lo stesso Papa Francesco non ha fatto mancare il suo apprezzamento tramite il messaggio, inviato dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Staro, nel quale il Papa augura che il simposio “susciti rinnovata consapevolezza del carattere evangelizzante della liturgia, la cui efficacia pastorale richiede anche l'ars celebrandi intesa come capacità di far palpitare nel cuore della gente il cuore di Dio, cioè la sua grazia, la sua misericordia, il suo amore”. Il congresso terminato venerdì 27 febbraio, si è strutturato attraverso cinque relazioni principali affidate ad altrettanti esperti. Il primo a relazionare è stato don Paolo Tomatis direttore dell'Ufficio per la pastorale liturgica di Torino. “Quale liturgia per quale evangelizzazione? La domanda invita a ripensare il rapporto dinamico che si dà tra esperienza liturgia e missione evangelizzatrice della Chiesa. Alla luce dell’esortazione Evangelii Gaudium” la liturgia cristiana è segnata dalla bellezza, dalla gioia e dalla dimensione materna e fraterna. “Tuttavia – ha proseguito Tomatis – perché la liturgia sia evangelizzante è necessario che sia continuamente evangelizzata, cioè compresa e vissuta secondo lo spirito del Vangelo”. Ma, “Il pensiero secolarizzato, anche per nostro incoraggiamento, si è preso troppa confidenza con Dio” ed è questa la provocazione di mons. Pierangelo Sequeri (Facoltà teologica dell'Italia settentrionale), che ha esortato a riprendere in considerazione, in ambito teologico, il “paradosso” del fascinoso e del tremendo, tenendo presente, nello stesso tempo, che “un rito che tiene a distanza non è cristiano”. Al Convegno si sono aggiunte poi le voci del filosofo Paul Gilbert e dei monaci Giorgio Bonaccorso, OSB e Goffredo Boselli, della comunità di Bose. Padre Giorgio Bonaccorso, dell’Istituto Santa Giustina di Padova, ha ricordato che “La specie umana è l’unica che ha una memoria estesa, che va fino ai confini della vita: siamo nella drammatica situazione di sapere che nasciamo e moriamo”. “Come possiamo continuare a vivere sapendo che dobbiamo morire?”. Il rito è “un dispositivo” che ci aiuta a vivere questo percorso, tramite un’“inversione”: dalla morte alla vita. In questa prospettiva, “il rito non è contro il profano, è per dare speranza al profano”, grazie alla sua capacità di “tenere insieme il fatto di vivere e di morire”. Altra categoria essenziale per descrivere la liturgia è il modello dell’“immersione”: “L’esperienza sensibile - ha spiegato il liturgista - nel rito diventa il luogo della presenza”. Fra Goffredo Boselli invece, nel suo intervento ha sottolineato il compito della liturgia di rendere presente Dio in un mondo che confessa l’assenza di Dio. Infatti la società ampiamente secolarizzata, in cui la Chiesa vive la sua esistenza liturgica è una sfida per cogliere il tempo favorevole in cui compiere fedelmente, la riforma avviata dal Concilio Vaticano II, perchè la liturgia sia la fonte e il culmine della vita ecclesiale.