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Cultura e Società

Il suicidio di Conetta e le parole di Francesco: “questa economia uccide”

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Il suicidio di Conetta e le parole di Francesco: “questa economia uccide”

Aveva 55 anni. Era un imprenditore francese, ormai da diversi anni a Lamezia, che insieme a un altro socio aveva dato vita a un’attività imprenditoriale nella periferia della città della Piana. Sposato, tre figlie, una vita di uomo e di imprenditore che, come quella di tanti in questi anni, si è scontrata con una crisi che non perdona e con un fisco che fa sempre “il forte con il debole e il debole con i forti”. C’è tutto questo dietro il gesto estremo che nel pomeriggio di mercoledì scorso ha portato Louis Conetta a togliersi la vita, impiccandosi nella sede della sua azienda. A ritrovarlo appeso al soffitto, uno dei suoi operai.

Una tragedia umana che ha scosso tutta la comunità lametina e la nostra regione e che ha messo davanti agli occhi una realtà che fino ad oggi sembrava “qualcosa di altro” rispetto a noi, un fenomeno che sembrava circoscritto a realtà geografiche del Nord Italia: si può morire di “crisi”, la disperazione sociale ed economica può portare al gesto estremo di togliersi la vita. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, a spingere Louis Conetta a mettere la parola fine alla sua esistenza, sarebbe stata una cartella di Equitalia che gli intimava di pagare circa 400mila euro pena il pignoramento di tutti i suoi bene.

Ma quanti altri interrogativi suscita un gesto estremo come quello di Louis? Sarebbe ingenuo attribuirlo a una singola causa o a un momento di disperazione. Il rispetto e la delicatezza con cui andrebbero trattati fatti di cronaca come questi, ci porta a fare silenzio, a rispettare il dolore dei familiari senza investigare oltre ciò che la cronaca ci riporta. Ma, accanto alla crisi, un altro elemento importante emerge da questa vicenda: quello della solitudine. Parliamo della solitudine di tante categorie sociali che in questo momento storico si sono trovate da sole ad affrontare la crisi, vittime da un lato di un welfare carente e incapace di dare risposte, dall’altro di un tessuto sociale frammentato che non è stato capace di “fare rete”, di rinsaldare quei vincoli di solidarietà sociale e mutua collaborazione che dovrebbero costituire i legami vitali di una comunità.

E la città ha voluto ricordare l’imprenditore e lanciare un messaggio di vicinanza a tutti gli imprenditori come Louis alle prese con una crisi che sembra non voler lasciare la presa, con una fiaccolata che si è tenuta ieri sera in Piazza Massini.

"Purtroppo a Lamezia e in tutta Italia episodi così tragici, dal nord al sud, sono diventati notizia quotidiana. E' gravissimo- ha dichiarato il sindaco della città Gianni Speranza - non deve più accadere. E' disumano arrendersi all'idea che un Paese in difficoltà economica abbandoni i suoi cittadini al loro destino, li faccia sentire soli. Le politiche di tagli e austerità dimostrano di avere non solo ricadute economiche e sociali, ma anche umane intollerabili. Ed è il motivo per cui in tutti questi anni abbiamo combattuto i tagli governativi, la grande evasione fiscale per i privilegiati e l'aumento delle tasse indiscriminato per tutti i cittadini onesti.”

Alla fiaccolata hanno preso parte anche il presidente del consiglio comunale Francesco Grandinetti, il presidente di Confindustria Catanzaro Daniele Rossi e rappresentanti di varie associazioni di categoria.

“A volte mi chiedo: quale sarà il prossimo scarto? Dobbiamo fermarci in tempo. Fermiamoci, per favore!” Le parole di Papa Francesco, contenute nel libro “Questa economia uccide” scritto dai giornalisti Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi, suonano come un monito profetico all’indomani di un fatto tragico sul quale – se è vero che è bene fare silenzio e rispettare l’intimità del dolore – non può non scuoterci come singoli e come comunità nelle dinamiche che lo hanno determinato e nel contesto sociale che ha creato le condizioni di solitudine e impotenza di fronte agli effetti della crisi.

Quanto il Pontefice ammonisce di “fermarsi”, si rivolge alle coscienze, dei singoli e della società. Chiede quella svolta etica dell’economia e della finanza che è il prerequisito per uscire dalla crisi, per ricostituire quei vincoli di solidarietà e mutuo soccorso senza i quali la crisi inevitabilmente continuerà a mietere vittime. Anche se non saranno suicidi o fatti eclatanti, ma saranno sempre storie di persone messe con le spalle al muro o catapultate in tunnel dai quali è impossibile uscire.

“I mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un’autonomia assoluta. Senza una soluzione ai problemi dei poveri non risolveremo i problemi del mondo. Servono programmi, meccanismi e processi orientati a una migliore distribuzione delle risorse, alla creazione di lavoro, alla promozione integrale di chi è escluso” ci ricorda ancora Papa Francesco sollecitando in primo luogo i cristiani e la Chiesa a lottare contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, non in nome di un’ideologia pauperistica o filomarxista ma richiamandosi “alla parole di Gesù che ci chiede di “offrire il nostro contributo alla costruzione di un mondo dove ci si custodisca l’un l’altro e ci si prenda cura l’uno dell’altro”.