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Chiesa

A S. Pietro a Maida presso il Centro Pastorale Sant’Anna, primo incontro della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa

Paolo Emanuele · 4 anni fa

San Pietro a Maida. Il 15 gennaio scorso si è tenuto a S. Pietro a Maida presso il Centro Pastorale Sant’Anna, il primo incontro della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, organizzato dalla Diocesi di Lamezia Terme, alla presenza del Vescovo di Lamezia S.E. Monsignor Luigi Antonio Cantafora, del Direttore dell'Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, Don Fabio Stanizzo e di Don Domenico Cicione Strangis, Parroco della locale parrocchia di S. Nicola di Bari. Sono intervenuti quali relatori Vincenzo Antonelli, Professore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Luiss Guido Carli e Don Giacomo Panizza. Il tema affrontato è stato “Il cittadino è convocato e chiamato al Bene Comune” che si inserisce nella più ampia tematica, oggetto della Scuola per l'anno corrente, “Noi come cittadini noi come popolo”, che poi è il titolo di un volume redatto dall'allora Cardinale Bergoglio.

L'incontro è stato aperto dal Vescovo Cantafora che ha rimarcato quello che con la Scuola di Dottrina Sociale vuole essere il suo intento, ovvero il favorire una conoscenza, quanto più capillare possibile, dei principi economico – sociali contenuti nel Vangelo ed elaborati dalla Chiesa nel corso della sua bimillenaria storia e di favorire tale divulgazione anche attraverso l'istituzione di altre due sedi, oltre a quella di Lamezia, al fine di rivalutare e rendere protagoniste quelle periferie, non solo esistenziali, che devono divenire centrali, salvaguardando la dimensione locale, in un'ottica che non può prescindere dalla dimensione globale in cui viviamo. Il Vescovo ha, inoltre, evidenziato l'esigenza secondo cui l'etica deve compenetrare la politica, per tornare ad essere, citando il beato Paolo VI, la forma più alta di carità.

L'incontro è subito entrato nel vivo con la lettura del Vangelo di Marco (MC 2,13-14) in cui Gesù incontra Levi, “seduto al banco delle imposte”, e dopo avergli rivolto la parola dicendogli: “Seguimi”, egli, alzatosi, lo seguì. Successivamente vi è stata la lettura di un brano tratto dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (Par. 166 seg.) e di un altro brano tratto dal libro “Noi come cittadini noi come popolo” di Papa Francesco. L'intervento del Prof. Antonelli, partendo dalla sua condivisione dell'operato e delle finalità espresse dal Vescovo Cantafora nello scegliere quali sedi della Scuola oltre a quella di Lamezia Terme, anche quelle, appunto, di San Pietro a Maida e Nocera Marina, è partito proprio dal mettere in primo piano le realtà che appaiono dimenticate, ma nelle quali, invece, tutti abbiamo visto agire e vivere lo stesso Papa Francesco. Al momento della sua elezione al soglio di Pietro, infatti, una delle immagini più note dell'allora arcivescovo Bergoglio, è stata quella dove viaggiava in metropolitana, ovvero in un mondo sotterraneo lontano dalle luci della città sovrastante. Proprio a questo tipo di realtà, “gli interstizi”, deve essere rivolto il nostro sguardo e deve diventare lievito la nostra presenza di cristiani che escono dalle chiese e si “sporcano le mani” nel mondo. L'intervento del Prof. Antonelli si è rilevato da subito stimolante e ha calamitato l'attenzione dei presenti per la forza delle idee trasmesse e per il modo in cui sono state espresse. Il passo del Vangelo letto ha fatto riflettere i presenti sul fatto che, come per Levi, il seguire Gesù non ci rende estranei dal mondo in cui viviamo, ma anzi al contrario un buon cristiano non può non essere un buon cittadino. E il Prof. Antonelli ha sottolineato come proprio Gesù, nel noto passo “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, ha indicato che la sfera prettamente spirituale e quella politica sono poste a livelli differenti, inaugurando il tema della sana laicità della seconda in un periodo in cui l'imperatore si riteneva ed era considerato un dio. In questo modo, ha stabilito un percorso da seguire dove la dimensione socio-politica ha una sua rilevanza che ci deve non solo far riflettere, ma coinvolgere in prima persona. Il tema del Bene Comune, ha detto il Prof. Antonelli, è stato al centro dell'interesse di Papa Francesco quando era Arcivescovo di Buenos Aires, tant'è che lo ha trattato, oltre che nel libro citato, anche in altre opere, quali “Dio nella città” e “Guarire dalla corruzione”, ed ora, quegli insegnamenti di un Vescovo per la sua diocesi, sono divenuti insegnamenti per tutta la cristianità e, in ultimo per tutta l'umanità. In particolare il primo volumetto, già a partire dal titolo, vuole farci comprendere come Dio non è un'entità astratta e inavvicinabile, ma è presente in questo mondo e in particolare la dove noi viviamo, nelle nostre città, nella nostra realtà. In tale opera, ma ancor di più nel volume “Noi come cittadini noi come popolo”, da cui è stato tratto il brano introduttivo, Papa Francesco non parla di cristiani, ma di cittadini. Ma questi cittadini-cristiani come devono agire nel mondo in cui vivono? E' il Papa stesso a rispondere dicendo che “agire come buoni cittadini – in qualsiasi città – perfeziona la fede”. Il Prof. Antonelli ha tenuto a rimarcare il fatto che il suo intervento non era rivolto a dare risposte, ma a formulare domande che potessero far riflettere, perché le tematiche affrontate non hanno risposte già pronte, ma devono innescare un processo evolutivo teso, appunto, al Bene Comune. Vi è molta retorica nell'affrontare l'argomento del Bene Comune, ha proseguito il relatore, fino a giungere ad un abuso di tali termini, tale da comportarne lo svuotamento della sostanza, per cui tutto diventa Bene Comune, ma così non è. Il Prof. Antonelli ha fatto notare come il cammino verso il Bene Comune presuppone quale punto di partenza la convocazione e la chiamata del singolo cittadino proprio in quanto tale, laddove “convocazione” riguarda il cittadino che è con-vocato a stare insieme agli altri in una “comunità”, mentre “chiamata” attiene più al singolo in senso stretto e alla sua “vocazione come responsabilità”, intesa come “un munus, un ufficio, un compito, un obbligo, un darsi, un impegnarsi, un dedicarsi agli altri”, categorie che secondo Papa Francesco sono attualmente cadute nell'oblio. Oggi, ha proseguito il relatore, la nostra società tende a far credere che il Bene Comune sia il benessere, o che dal benessere dei singoli si possa arrivare al Bene Comune. Invece il Bene Comune è tutt'altro dal benessere, che informa l'essere umano esclusivamente sotto l'aspetto materialistico e spinge lo stesso ad essere necessariamente individualista, in quanto il Bene comune è “relazionale”, ovvero non può prescindere e non può sorgere se non in seno a individui che vivono una relazione tra di loro e che sentono e vivono tale relazione come qualcosa di “proprio”, come se stessi e non altro da se, come un “ordinamento armonico”, per parafrasare sempre Papa Francesco; in secondo luogo, il Bene Comune è “plurale”, vale a dire che esso prende vita solo laddove i cittadini, vivendo in relazione tra di essi, si accorgono che non vi sono solo le proprie esigenze da soddisfare e i propri valori da portare avanti, ma che la scelta di ciò che deve divenire Bene Comune nasce dall'incontro dei diversi valori nella consapevolezza delle differenze esistenti, da cui deriva che vi devono essere “più differenze e meno diseguaglianze”, ovvero la presa di coscienza della diversità che deve spingere a formare un percorso insieme e non a condurre all'esclusione dell'altro solo perché è diverso o, come ha sintetizzato Papa Francesco, avere uno “sguardo che include senza relativizzare”. Infine il Prof. Antonelli ha definito il Bene Comune come connotato dalla “storicità” e affrontando tale carattere ha fornito interessanti spunti di riflessione, poiché, partendo dal fatto che la fede cristiana è l'incontro con un Dio che si è incarnato nella storia, ha parlato di un Bene Comune che si incarna a sua volta nella storia e non può essere avulso da essa. In particolare, ha sottolineato che questo concetto rivela una straordinaria dinamicità del Bene Comune, capace di ricomprendere oggi ciò che non era considerato Bene Comune cinquanta, cento o più anni fa. Sempre su tale punto, il relatore ha espresso la propria idea sulla questione dei valori negoziabili e non negoziabili, assumendo che, nel processo ideativo esposto non vi possono essere valori non negoziabili tout court, in quanto così facendo si cristallizzerebbero dei temi che resterebbero avulsi dalla ricerca del Bene Comune, ponendo dei vincoli in ordine a ciò che potrebbe essere identificato come Bene Comune nell'oggi e in un futuro prossimo. Tirando le fila del discorso il Prof. Antonelli ha concluso affermando che il Bene Comune non è uno statico punto di arrivo ma è un percorso dinamico da seguire e realizzare insieme, vale a dire, in ultimo, un “progetto condiviso”.

Ha poi preso la parola Don Giacomo Panizza, noto per il grande impegno profuso con il “suo” Progetto Sud, il quale ha contribuito all'incontro portando la sua esperienza non solo di sacerdote e di cristiano, ma anche e soprattutto di cittadino che insieme ad altri cittadini ha deciso di riappropriarsi della città in cui vive, calandosi in quegli interstizi di cui parlava Antonelli, e di intraprendere passo dopo passo un percorso in cui il Bene Comune esce dalle definizioni e dalla teoria e soprattutto dalla retorica vuota e diviene vita pratica, vita vera, o come ha detto sempre il Prof. Antonelli, si incarna nella storia; in tal modo i presenti hanno potuto mettere a confronto la teoria del Prof. Antonelli e la pratica di Don Panizza, e si è potuto comprendere ancor meglio il concetto secondo il quale il Bene Comune non coincide con il proprio benessere, ma anzi molte volte quest'ultimo deve essere sacrificato proprio in nome del Bene Comune.

E' seguito un vivace dibattito in cui sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di S. Pietro a Maida, Dott. Pietro Putame e il vicesindaco, Sig. Sebastiano Senese. In conclusione, l'incontro si è rivelato un evento di straordinario coinvolgimento, lontano da tutto ciò che, come ha detto il prof. Antonelli, la parola “Dottrina”, assunta a sinonimo di rigidità, può evocare, ed anche un'esperienza di rara intensità sicuramente da ripetere e che, secondo il calendario stilato dall'Ufficio Diocesano, prevede il prossimo incontro per il 19 febbraio 2015 sul tema “Non c'è identità senza appartenenza. Il ruolo del territorio”.

Nicola Currado