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Messa presieduta da Mons. Rimedio nella festa della Madonna del Miracolo

Antonio Cataudo · 5 anni fa

Con la Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Emerito della Diocesi di Lamezia Terme, Mons. Vincenzo Rimedio, e animata dalla corale S. Francesco di Paola, diretta dal M° Domenico Cicione (all’organo), si è conclusa nella serata di martedì 20 gennaio, nella chiesa parrocchiale di S. Francesco di Paola, retta dai PP. Minimi, la festa in onore della Madonna del Miracolo (Patrona dell’Ordine dei Minimi), che si venera nello stesso sacro tempio di viale della Libertà, in Lamezia ovest.

La festa è stata preceduta da un triduo preparatorio, predicato dai padri Antonio Bonacci e Vincenzo Arzente; mentre la funzione religiosa serale del 20 gennaio è stata presieduta da monsignor Rimedio e concelebrata da tutti i PP. Minimi del locale convento: Antonio Casciaro (superiore e parroco moderatore), Antonio Bonacci, Ivano Scalise e Vincenzo Arzente, assistiti per l’occasione dai diaconi permanenti Aldo Funaro, Franco Liparota e Ubaldo Navigante. All’inizio della Messa padre Casciaro, nel rivolgere il saluto a Sua Eccellenza, ha illustrato

brevemente il significato della festa del 20 gennaio per i padri Minimi, rimarcando che “la Beata Vergine Maria, apparendo all’ebreo Alfonso Ratisbonne, ancora oggi vuole indicare ad ognuno di noi il senso profondo del nostro cristianesimo e della nostra appartenenza a Dio”.

Mons. Rimedio all’omelia, soffermandosi sul ruolo di Maria nella conversione del Ratisbonne, ha richiamato l’attenzione dei fedeli su come “verso la Madonna non ci possiamo sentire estranei; Ella ci invita al culto verso la Bellezza, e la suprema Bellezza è Dio”. Riferendosi all’immagine che si venera nella chiesa di chiesa di San Francesco, il vescovo ha detto che “sembra viva e sembra chiamare tutti noi a seguirla, sicuri che Lei saprà operare tante grazie per essere degni e veri cristiani”.

Il vescovo emerito di Lamezia si è poi lasciato andare ai ricordi che lo hanno legato ai Padri Minimi e alla Parrocchia nei suoi 21 anni e mezzo di episcopato, portando a mo’di esempio l’annuale festa che si tiene in onore del Taumaturgo calabrese e citando il giovane che da circa trenta anni accoglie, acclamando il Santo, la processione al suo arrivo in piazza; altro ricordo, i “13 Venerdì” in onore di S. Francesco e i Venerdì di Quaresima, quando “nel salone parrocchiale, come forma concreta di penitenza, si digiunava consumando la sera un semplice panino e dove qualche volta ho partecipato anche io”.

Non sono mancati, nel prosieguo dell’omelia, riferimenti di monsignor Rimedio alla situazione internazionale con le recenti stragi terroristiche. “Quasi quasi siamo preoccupati –ha aggiunto il presule-, ma su di noi vegliano il Signore e la Madonna”. Un ultimo riferimento lo ha fatto al Vangelo del giorno, quello delle Nozze di Cana di Galilea-, per riaffermare l’indissolubilità del matrimonio e il primato della famiglia.

Prima della benedizione finale, monsignor Rimedio ha ringraziato uno ad uno i padri Minimi e i diaconi; quindi, l’assemblea dei fedeli e la corale parrocchiale, “con il maestro Domenico che nell’animare la Messa, ha voluto farmi riascoltare un canto da me scritto e da lui musicato”.

Padre Antonio Casciaro, superiore dei locali PP. Minimi, ha ringraziato ancora una volta monsignor Rimedio, invitandolo “ad altri momenti celebrativi, che sicuramente non mancheranno nel corso dell’anno”.

Al termine della Messa c’è stata la distribuzione delle Medaglie Miracolose, benedette poco prima dal vescovo, mentre la corale eseguiva un canto alla Vergine del Miracolo.

Il racconto dell’apparizione della Madonna ad Alfonso Ratisbonne è noto. Correva l’Anno Domini 1842 ed era il 20 gennaio quando, esattamente a mezzogiorno, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte in Roma (guidata dai Minimi) la Vergine apparve e convertì l’ebreo che, attendendo un amico, era entrato in quel sacro tempio, nei pressi di Piazza di Spagna, per ammirare le opere artistiche, “quando d’improvviso –come si evidenzia dal racconto che lo stesso Ratisbonne fa dell’apparizione- mi sentii preso da un certo turbamento… Levai gli occhi verso la cappella (di S. Michele) raggiante di tanta luce, e vidi sull’altare della medesima… la Santissima Vergine Maria simile, nell’atto e nella struttura, all’immagine che si vede sulla Medaglia Miracolosa dell’Immacolata”.

Con un cenno della mano, la Madonna gli fece cenno di inginocchiarsi. “Alla presenza della SS. Vergine, quantunque Ella non mi dicesse parola –così Ratisbonne conclude il racconto-, compresi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della religione cattolica, in una parola: capii tutto”.

Dopo un regolare processo canonico, il fatto, ritenuto autentico, contribuì alla devozione della diffusione della Medaglia miracolosa. A seguito delle molte conversioni, poi, Papa Benedetto XV (decimoquinto) chiamò la Basilica di S. Andrea delle Fratte la “Lourdes romana”.

Antonio Cataudo