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La parola del Vescovo

Il Vescovo al cimitero di Nicastro: Per i defunti, abbandonate paure, magie e superstizioni. Cristo è il Signore della vita

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Al Cimitero di Nicastro, il 2 novembre, Mons. Vescovo ha presieduto la Santa Messa alle ore 11.00, alla quale ha partecipato un gran numero di fedeli, accorsi per il tradizionale pellegrinaggio ai cimiteri cittadini. Erano presenti i sacerdoti della vicaria dei SS. Pietro e Paolo e le autorità civili della città. Monsignor Vescovo nella sua omelia ha sottolineato la forte speranza che anima la celebrazione del 2 novembre. Non si tratta di un ricordo puramente nostalgico o triste, ma l’occasione per professare con fede la certezza della resurrezione. Forte l’appello a non cedere a pratiche di magia o superstizioni, purtroppo oggi di voga. Hanno offerto il servizio liturgico i seminaristi della Diocesi, mentre il canto è stato curato dal Coro Parrocchiale di San Domenico. Ad accogliere il Vescovo all’ingresso del cimitero, il Canonico Monsignor Enzo Puja, Cappellano del Cimitero. Di seguito il testo integrale dell’omelia. Ieri abbiamo celebrato i Santi, siamo stati chiamati a contemplare: “la città del cielo, la Gerusalemme celeste, che è nostra madre” (Prefazio Messa Solennità Tutti i Santi).Oggi commemoriamo invece, tutti i fedeli che ci hanno preceduto nella fede e dormono il sonno della pace. Siamo esortati a vivere il nostro rapporto con i nostri cari, di fronte alla verità della fede e guardiamo alla morte e all’aldilà, nella luce della Parola di Dio. Addirittura Paolo ci esorta a non essere tristi come gli altri che non hanno speranza, ma di aprirci alla vita eterna. Questo desiderio insopprimibile di eternità ci abita; ma non come una successione di tempi senza fine, bensì come un immergerci nell’infinito amore di Dio, nella pienezza di vita e di gioia. Questa è la speranza fondata sulla morte e Risurrezione del Signore Gesù. Sentiamo vivo e vibrante l’annuncio pasquale: “Sono risorto e sono con te, e la mia mano ti sorregge”, dice il Signore. Dovunque tu possa cadere, cadrai sempre nelle sue mani, persino alle porte della morte. Allora la morte non è più un enigma oscuro che fa paura, infatti dice la Scrittura che “per invidia del maligno è entrata la morte” e per paura di essa, il maligno ci tiene schiavi. Ma, nel Risorto tutto, anche la morte si riempie di luce e di senso profondo. “Io lo so che il mio redentore (liberatore) è vivo…Io stesso lo vedrò, i miei occhi lo contempleranno e non da straniero”. (Gb) Questa Parola non è semplice consolazione, ma fonda la nostra speranza. Cristo con la sua morte, per sempre ci ha liberato dalla nostra morte e ci dona la resurrezione, infatti “quando eravamo ancora deboli…Cristo morì per gli empi…ma Dio dimostra il suo amore verso di noi, nel fatto che, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi”. Quest’annuncio certo e sicuro è invito alla speranza: nulla è perduto, ma tutto è resuscitato. Non soltanto tutti, ma tutto: per questo crediamo alla Resurrezione della carne. Tutto sarà trasfigurato, ogni frammento della nostra vita, dolori, fatiche, affetti, nella Resurrezione ci ritroveremo tutti. Perché “questa è la volontà di colui, che mi ha mandato, perché io non perda nulla di quanti mi ha dato, ma lo resusciti nell’ultimo giorno”. Carissimi fratelli, viviamo questo momento con cuore riconoscente, in ricordo dei nostri fratelli defunti. Abbandoniamo paure, magie varie, superstizioni che ci spingono ad avere un contatto con l’aldilà, quasi fosse una riedizione o copia della vita e che certamente non aiutano la nostra serenità. Riconoscere una speranza in sorella morte, significa anche vivere una vita a partire dalla speranza stessa. “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito che ci è stato dato” (Rm 5,5ss). Lo Spirito stesso ci attesta che Dio è Padre, abbà e che senza di lui la vita perde il suo senso profondo. L’uomo ha bisogno di eternità e ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L’uomo è spiegabile solo se c’è un amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, ultima nemica dell’uomo. L’uomo è comprensibile solo se c’è Dio. e noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, addirittura attraverso il suo Figlio Gesù Cristo, è sceso negli inferi e ha portato con sé i nostri padri nella vita senza fine. è entrato nella nostra vita, perfino nella nostra morte e ci dice: “Io sono la Resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque crede e vive in me, non morirà in eterno” (Gv 11,25-26) illu? ? t . ?;m aj ministero dell’accolitato ci riporta all’origine della Chiesa, l’Eucarestia, espressione massima del dono di Gesù. San Tommaso d’Aquino, scrivendo i testi per la Solennità del Corpus Domini, afferma: Corpus Christi viva fide adorans. E questa frase voglio confidarla agli accoliti. Si carissimi fedeli, la cura del Corpo di Cristo è vera fede nel suo sacramento. Curare il sacramento del Corpo di Cristo, ci insegna a curare anche la carne di Cristo nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle. Nel Vangelo dei discepoli di Emmaus, si compie la Parola del Salmo che dice: “Davanti a me tu prepari una mensa”. Anche noi, nella Celebrazione Eucaristica, ci sediamo come peccatori al banchetto dell’Agnello. E da oggi questi due giovani, saranno i servi di questa mensa imbandita dal Padre per il mondo, in cui Cristo è vittima, altare e sacerdote. Sia, in voi e in noi tutti, la fede viva nel santo Mistero. La vostra libertà si lasci governare e modellare dal dono di Sé che Cristo ha fatto sulla croce, per poter essere voi stessi, dono agli altri. A tutti, in particolare ai seminaristi qui presenti, questo invito: “Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della solidarietà e della condivisione” per essere offerta gradita a Dio (cfr. Benedetto XVI omelia 6 aprile 2008).