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La parola del Vescovo

Celebrazione Giubilare dei 50 anni di Sacerdozio di Mons. Natale Colafati

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Il 5 luglio, alla presenza di diversi Vescovi e moltissimi sacerdoti e fedeli, la comunità lametina e il Vescovo hanno voluto rendere grazie per la Celebrazione Giubilare dei 50 anni di Sacerdozio di Mons. Natale Colafati. Di seguito proponiamo l’omelia tenuta dal Presule Diocesano

«Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra». (Sal 48,10-11) L’antifona d’ingresso di questa domenica ben si addice alla celebrazione giubilare di don Natale Colafati. Ci stringiamo con affetto a lui e con gratitudine al Signore per il suo Giubileo sacerdotale. Sì, ricordiamo Signore, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. E nel tempio noi celebriamo la lode del Signore, il suo nome e la sua misericordia e lo ringraziamo per il dono dei sacerdoti. Prima di rivolgermi a don Natale, mi è d’obbligo un caro e fraterno saluto alle Eccellenze qui presenti, che si uniscono alla nostra lode al Signore, in segno di cristiana stima per questo nostro sacerdote che ha servito non solo la nostra Diocesi, ma anche la Chiesa di Calabria. Caro don Natale, celebrare un giubileo significa prima di tutto ricordare la fedeltà del Signore alla nostra vita. è la sua grazia che ci tiene in piedi e ci fa camminare. è il suo amore che ci invita ad una risposta generosa d’amore tanto esigente quanto libera! Quando il Signore chiama è impossibile resistergli. Questo ha sperimentato don Natale quando ha detto il suo “sì” e si è incamminato nella via del sacerdozio. Noi siamo grati a don Natale per aver svolto il suo ministero di presbitero a servizio della Chiesa con una disponibilità generosa che lo ha portato ad accettare e ricoprire diversi incarichi, tutti non facili e di non poca responsabilità. Per citarne solo qualcuno, è stato Parroco nelle parrocchie di San Giovanni e San Tommaso a Soveria e poi qui al Rosario. In questo suo ministero pastorale a contatto con il popolo di Dio, ha mostrato sempre una grande dedizione al gregge. Ne sono segno l’affetto e la stima che voi fedeli nutrite per don Natale che ha consacrato la sua vita a servizio di Dio e dei fratelli. Le doti spirituali, pastorali e umane di don Natale sono dei talenti che egli ha saputo mettere a frutto per la Chiesa diocesana e non solo. Ci siamo giovati del suo consiglio e della sua vicinanza sia il mio predecessore Monsignor Rimedio che io nel primo tempo del mio episcopato. Il suo servizio come Vicario Generale della Diocesi lo ha reso attento al difficile compito di provvedere al bene della Chiesa. Ha consigliato il Vescovo, ha condiviso con lui la fatica del governo, è stato vicino ai sacerdoti, ha mediato molte volte con i laici e ne ha promosso l’apostolato. Tutte queste doti hanno sempre contraddistinto il suo essere presbitero, ovvero un fidato e leale collaboratore del Vescovo. Per questo motivo, il ringraziamento si fa particolarmente sentito. Ma don Natale ha saputo mettere a frutto la sua grande passione per lo studio e la ricerca, coltivando la vita accademica, con non poca fatica dovuta ai numerosi incarichi pastorali. Le sue lezioni di filosofia nell’Istituto Teologico di Catanzaro sono ricordate da tutti come momenti di vera formazione, davvero integrale. Don Natale ha reso un servizio prezioso alla cultura e alla formazione del Clero di Calabria, testimoniato dalla presenza delle loro Eccellenze e delle altre autorità e rappresentanze dell’Istituto Teologico Calabro, di cui è stato anche Direttore. Non possono poi essere taciute le molte altre iniziative culturali promosse da don Natale, che non solo hanno dato lustro alla nostra città, ma l’hanno aiutata a crescere e ad aprirsi. Queste sono solo le punte di un impegno assiduo e costante che don Natale ha portato avanti per rendere servizio al Vangelo e alla sua inculturazione. Per tutto ciò rendiamo grazie al Signore e siamo qui per far festa ma anche per pregare per don Natale e per tutti i sacerdoti della diocesi. La liturgia odierna ci viene incontro provvidenzialmente in questa festa giubilare. Cogliamo alcuni spunti importanti per la vita del presbitero. Il salmo responsoriale ci ha invitato a lodare il Signore sempre: «Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre». Questo è quanto un sacerdote è chiamato a vivere. Egli celebra l’Eucaristia e porta sull’altare l’offerta del Cristo unita alla vita di tutti i fedeli. Egli è chiamato a portare la benedizione del Signore a tutti. Ricordiamo infatti nel Vangelo di Luca che il sacerdote Zaccaria, incredulo davanti alla promessa del Signore, rimane muto e non riesce più a benedire il popolo. Non riesce perciò ad adempiere l’ufficio sacerdotale! La benedizione è essenziale nella vita del presbitero. Benedire è offrire al mondo la parola creatrice di Dio. La benedizione rende efficace la Parola che realizza ciò che dice: “Egli disse e così avvenne”. La benedizione prolunga nel mondo, attraverso il gesto e la parola, l’agire di Dio. Attraverso la benedizione Dio entra nella storia. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci offre un altro elemento importantissimo: la scelta di una vita nello Spirito tralasciando quella che Paolo chiama “la carne”. L’apostolo vuole farci capire che occorre lasciarci guidare dallo Spirito di Dio e non lasciarci dominare dalla carne, cioè dalle tendenze egoistiche. Questo è da intendersi non solo in senso morale, ma esistenziale, globale. Il cristiano, e tanto più il presbitero, è colui che ha tagliato i legami con una mentalità mondana, consumistica, egocentrica, idolatra (la carne appunto), ma ha preso come riferimento lo Spirito di Dio che è spirito d’amore, quindi di generosità, di oblatività, di dono. Il presbitero non è l’uomo insensibile alle vicende del mondo, del suo popolo, del suo gregge, ma al contrario è colui che ha come modello il cuore di Cristo, la sua mitezza e la sua umiltà. Per questo vuole tagliare, eliminare tutto ciò che gli impedisce di creare questa unione con l’umanità, soprattutto con i poveri e i sofferenti. Il cuore sacerdotale di Cristo è lo specchio per ogni sacerdote. «I presbiteri sono chiamati a prolungare la presenza di Cristo, unico e sommo pastore, attualizzando il suo stile di vita e facendosi quasi sua trasparenza in mezzo al gregge loro affidato. Come scrive in modo chiaro e preciso la prima Lettera di Pietro: « Esorto i presbiteri che sono tra voi, quale com-presbitero, testimone della sofferenza di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo: non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge».(Pastores dabo vobis, 77). «Venite a me, imparate da me…» Queste parole di Gesù sono certamente per tutti. Tutti siamo invitati ad attingere a questa sorgente del cuore di Cristo, ma oggi vogliamo orientarle soprattutto a don Natale. Caro Don Natale, ti auguriamo di trovare sempre nel cuore di Cristo la sorgente, la fonte e il culmine del tuo sacerdozio. Che tu possa sempre vivere e annunciare il Vangelo al mondo per l’edificazione della Chiesa in nome e in persona di Cristo. E ci accompagni con la sua intercessione la Beata Vergine Maria del Rosario. Amen