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La parola del Vescovo

Unione e accoglienza, le parole chiavi del Vescovo a Lamezia

Paolo Emanuele · 5 anni fa

In occasione della chiusura dell’ottavo anno della locale Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, il Vescovo Mons. Luigi Antonio Cantafora, ha concesso a Radio Vaticana, l’intervista di cui si riporta il testo

Si chiude l’ottavo anno di Scuola di dottrina sociale della Diocesi. Che bilancio si sente di fare?

Quando sono arrivato a Lamezia Terme, esattamente 10 anni fa, la città stava vivendo un grave periodo di incertezza e di difficoltà. Il comune era commissariato e tra la gente si respirava un mortificante senso di sconfitta e di sfiducia. Compresi che la forza rivoluzionaria del Vangelo, attraverso l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, poteva essere una strada per accompagnare i cristiani nel loro impegno sociale e civile. Per questo volli convocare gli amministratori, i politici e chiunque fosse animato di buona volontà per creare una agorà, una piazza, un laboratorio dove diffondere il patrimonio della dottrina sociale cattolica. Da quì poi nacque la proposta strutturata della scuola di Dottrina Sociale, in collaborazione con l’Istituto Toniolo, che oggi ha 4 sedi nella Diocesi. Il bilancio che mi viene da stilare, è un bilancio molto positivo da un lato, speranzoso dall’altro. Positivo perché in questi otto anni abbiamo potuto verificare quanta sete c’è tra la gente, di una misura alta della giustizia, basata sul bene comune. Speranzoso perché il banco di prova tutta questa semina sono le coscienze, sono le scelte di ognuno nel lavoro, nella politica, nel servizio agli altri. Per questo si attende un raccolto di giustizia, per una comunità che soffre molto per la malavita, ossia l’ndrangheta e l’illegalità.

Quali sono i frutti che come pastore sta raccogliendo tra i suoi fedeli, e non solo, grazie a questa iniziativa?

Sicuramente la maggiore consapevolezza che appartenere alla Chiesa, essere cristiani, non significa distaccarsi dal mondo, ma anzi poterlo servire ancora meglio di quanto si potrebbe fare se non si fosse cristiani. Avverto il bisogno di una Chiesa che sappia parlare ai poveri e in loro difesa. Dove spesso i poveri sono gli imprenditori vittime dell’usura e del pizzo, oppure le migliaia di disoccupati o anche i delusi dalle ingiustizie sociali e politiche.

Papa Francesco sottolinea spesso il contrasto tra cultura dell’incontro e cultura dello scarto. Questo richiamo come viene vissuto nella sua diocesi?

La Diocesi di Lamezia Terme è molto particolare a motivo della posizione geografica, che la fa un naturale crocevia di incontro tra le persone. Per questo tramite la Caritas abbiamo attivato l’Agenzia di mediazione culturale per offrire, insieme al Servizio diocesano Migrantes, un luogo e un aiuto concreto per l’incontro con le migliaia di immigrati che arrivano qui a Lamezia Terme. Insieme a questo, ad esempio abbiamo rapporti fraterni con gli immigrati ortodossi ai quali abbiamo messo a disposizione alcune nostre chiese. Si tratta di piccoli segni che ci aiutano a concretizzare anche a livello istituzionale un modo di presenza che non si chiude, ma resta aperta all’incontro con l’altro. In questi dieci anni di episcopato sono due le parole che non mi sono mai stancato di dire alla città e alla chiesa locale. La prima è unione. Se Lamezia è unita nella sua compagine civile, sociale, economica e cristiana può crescere. La seconda è accoglienza. Se Lamezia si apre all’accoglienza della ricchezza altrui, senza la paura dello straniero, può crescere a livello non sono nazionale, ma europeo.

Fra un mese, Francesco sarà in visita in Calabria. Quale sono le sue aspettative?

Aspettiamo con grande gioia Papa Francesco, anche perché abbiamo avuto l’onore di accogliere nel 2011 Papa Benedetto. Le aspettative? Il Papa sa che la Calabria è in periferia, da tutti i punti di vista. Da qui potrà vedere quanta povertà, purtroppo esiste anche da noi. Sappiamo che la sua presenza sarà oltre che un dono, anche un segno! Un segno per l’Italia e per il mondo. Si parla tanto di Mediterraneo, e la Calabria è immersa in questo mare. Se ne parla come un problema, perché qui arrivano i barconi degli immigrati. Venendo, il Papa ricorderà che anche qui ci sono tante attese che purtroppo sono state deluse. Sono certo che saprà donare a tutti noi una grande speranza, una grande fiducia e di questo particolarmente, i giovani ne hanno bisogno.