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Liturgia

La Vergine Maria, creatura in relazione

Cesare Natale Cesareo · 5 anni fa

Maria, la madre di Gesù, è essenzialmente una creatura

“in relazione con”: con Dio, con Cristo, con la Chiesa e con l’uomo (cfr. S. De Fiores, Maria persona relazionale a Dio secondo Bérulle e Montfort,

in Theotokos 15 (2007), pp. 401-402). Infatti «tutto in Maria è relativo a Dio Padre, di cui ella è umile e fedele serva (cf. Lc 1,28.48) nonché figlia prediletta (Lumen Gentium 53); a Cristo, di cui è vera madre, generosa socia, docile discepola; allo Spirito Santo, che le ha donato un “cuore nuovo” […]. Tutto nella Figlia di Sion è relativo all’antico Israele, suo popolo, di cui essa è personificazione, culmine e la voce più pura; alla Chiesa, di cui è primizia e compimento escatologico; “in Maria tutto è riferibile all’Uomo, di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Essa ha un valore universale e permanente”; tutto infine nella Madre di Dio è riferibile al Cosmo, di cui essa è vertice ed eccelso ornamento» (Pontificia Accademia Mariana Internationalis, La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza. Alcune questioni attuali sulla figura e la missione della b. Vergine Maria,PAMI, Città del Vaticano 2000, n. 20, p. 26).

Tale centralità relazionale di Maria ci porta a comprendere che la madre di Gesù non è solo una nota ornamentale o devozionale della fede, ma un simbolo di sintesi della proposta antropologica cristiana (cfr. S. De Fiores, Maria persona relazionale a Dio…, cit., p. 403). L’identità teologica di Maria, essenzialmente relazionale, ci introduce in una sana antropologia cristologica che vede la persona non come individualità chiusa in se stessa, ma interpersona che si definisce in rapporto con l’altro (cfr. S. De Fiores, Maria persona relazionale a Dio…, cit., p. 403). «La persona è (1) sostanziale auto-nomia nella sua particolare unicità, che si delinea per libertà e responsabilità, insostituibilità e dignità; questa unità non è data solo per via di natura, si costituisce anche grazie a atti spirituali della persona; è (2) una grandezza relazionale, caratterizzata da una costituzione triadica reciproca con e tramite altre persone in un nuovo “Noi”, così la persona si manifesta come centralità nella e grazie all’eccentricità; la persona (3) si realizza dunque in una compenetrazione di identità e di differenza, di unità e di pluralità, la tensione che giunge a espressione con tali determinazioni si può cogliere nell’idea di amore e di comunione» (U. Casale, Maria persona in relazione. Conclusione del convegno,in Theotokos 15 [2007], p. 532). Nella “relazione” l’io scopre l’altro e tale conoscenza lo stimola continuamente a superare la tendenza egocentrica, che è contraria alla costituzione della persona come amore e dono: la vocazione dell’uomo è essenzialmente comunionale. La persona è inoltre convocata ad entrare in comunione con Dio: quindi l’antropologia è di per sé radicata nella trascendenza in contrasto con una visione dell’uomo ripiegata nell’immanenza. Giovanni Paolo II ha definito la persona come un «tendere alla realizzazione di sé, che non può compiersi se non mediante un dono sincero di sé […]. Dire che l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio vuol dire anche che l’uomo è chiamato ad esistere “per” gli altri, a diventare un dono» (Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem 7, lettera apostolica del 15 agosto 1988 sulla dignità e vocazione della donna, in Enchiridion Vaticanum, EDB, Bologna 1991, vol. 11, n. 427, p. 237).

Anche per comprendere la Trinità il concetto chiave è la “relazione” in quanto “Dio è amore”. Maria “è tutta relativa a Dio” e ci aiuta a comprendere la verità sulla persona che è essenzialmente “relazione d’amore”: l’uomo si realizza come persona nell’incontro con l’altro nel movimento di apertura e di dono di sé. Nella persona l’io e la relazione sono intimamente uniti (cfr. S. De Fiores, Maria persona relazionale a Dio…, cit., p. 407). Non c’è essere umano che non sia in relazione con il mondo esterno: la categoria di relazionalità, è onnicomprensiva. Rispetto a tutte le persone Maria di Nazaret va colta nella qualità straordinaria della sua relazionalità; in lei il percorso estetico «si intreccia in maniera molteplice con quello antropologico della relazione. Da un lato perché la bellezza della vergine si comprende solo a partire dalla relazionalità della sua persona: è nella relazione con la bellezza originaria del Padre, che l’ha creata in vista della manifestazione della bellezza tragica del Figlio, che in lei si è incarnato e davanti a lei è stato crocifisso, plasmandola per mezzo dello Spirito, che Maria è diventata tota pulchra e immagine dello splendore divino; ed è nella sua relazione con le sue sorelle e i suoi fratelli di tutti i tempi, che la madre di Gesù risplende sul volto della Chiesa, di cui è a sua volta immagine e primizia. D’altra parte anche il tema della relazione di Maria è un tema estetico, se con questo termine si esprime il dato sensibile ed esperienziale da parte di credenti della presenza della Vergine» (A. Langella, Maria, persona in relazione, in Theotokos 15 (2007), p. 343). La Vergine Maria è cresciuta nella fede meditando nel suo cuore le parole di suo figlio Gesù ed alla sua peregrinatio fidei corrisponde necessariamente una peregrinatio relationis: una progressiva maturazione della relazione con il Figlio di Dio (cfr. ibidem, p. 344).